martedì 30 giugno 2026

 Quando decorre la prescrizione del lavoro carcerario?


Cass. 22/06/2026, n. 21162


La prescrizione dei crediti retributivi del lavoratore detenuto inizia a decorrere dalla fine del rapporto di lavoro, il quale va però considerato come un unico rapporto, non essendo configurabili interruzioni intermedie, volontariamente concordate, nei periodi in cui la persona privata della libertà è in attesa della chiamata al lavoro, rispetto alla quale essa non ha alcun potere di controllo o di scelta, e versa in   una condizione di soggezione e di "metus". In particolare, la cessazione di tale rapporto - sostanzialmente unico - può coincidere con la fine della detenzione, ma anche con  altre circostanze, previamente intervenute, ed oggettivamente valutabili, significative di una definitiva cessazione dell'attività lavorativa e di un'impossibilità di prosecuzione  della stessa (come, ad esempio l'età, lo stato di salute o di idoneità al lavoro etc.),    le quali, però, devono essere allegate dall'amministrazione, ed al cui verificarsi   soltanto va collegata la decorrenza della prescrizione.

lunedì 29 giugno 2026

 Nel rito del lavoro è ammissibile la trattazione scitta nella fase decisoria?

Cass. 25/06/2026, n. 21714

Nel rito del lavoro, anche nella fase decisoria del procedimento ex legge n. 92/2012 (c.d. rito Fornero), è legittimo il ricorso alla trattazione scritta ex art. 127-ter c.p.c., purché il giudice ne valuti la convenienza e le parti non si oppongano. La mera sostituzione dell’udienza orale con deposito di note scritte non determina di per sé violazione del diritto di difesa, né nullità della sentenza, in difetto di  specifica deduzione di un concreto pregiudizio difensivo, non essendo tutelato dall’art. 360, n. 4, c.p.c. l’interesse all’astratta regolarità del procedimento.

sabato 27 giugno 2026

 Quando è nullo il patto di non concorrenza?

Corte d'Appello Milano, Sez. lavoro, Sentenza, 05/05/2026, n. 293


È nullo, per violazione dell’art. 2125 c.c., il patto di non concorrenza del lavoratore subordinato che, pur prevedendo     un corrispettivo in astratto determinato e non manifestamente irrisorio, sia congegnato    in modo tale da rendere ex ante aleatoria la concreta misura della controprestazione,  rimettendone in sostanza la persistenza o il venir meno allo ius variandi del datore  di lavoro, così da impedire al lavoratore una reale valutazione della convenienza del vincolo assunto e del sacrificio alla propria futura occupabilità.

giovedì 25 giugno 2026

  Nel rito del lavoro cosa comporta la violazione del termine di notifica ex art. 435 comma 2 cpc?


Corte d'Appello Venezia, Sez. lavoro, Sentenza, 07/05/2026, n. 287


Nel rito del lavoro, la violazione del termine di cui all’art. 435, comma 2, c.p.c. per la notifica del ricorso in appello e del decreto di fissazione  dell’udienza non comporta l’improcedibilità del gravame, ma integra una nullità della   notificazione sanabile ex tunc per effetto della costituzione dell’appellato o della rinnovazione disposta dal giudice ai sensi dell’art. 291 c.p.c., non potendosi desumere dal principio di ragionevole durata del processo di  cui all’art. 111 Cost. una sanzione processuale più grave per un vizio comunque sanabile.

mercoledì 24 giugno 2026

 Il datore di lavoro deve attivarsi per verificare se le malattie frequenti del lavoratore sono da riferirsi alla disabilità del lavoratore?


Tribunale Vicenza, Sez. lavoro, Sentenza, 24/10/2025, n. 563

La legittimità del licenziamento per superamento del periodo di comporto presuppone   che il datore di lavoro sia consapevole o avrebbe dovuto essere consapevole, secondo   l'ordinaria diligenza, dello stato di disabilità del lavoratore. In caso di frequenti    assenze per malattia ricorrenti alla medesima patologia, il datore di lavoro ha l'onere   di acquisire informazioni che permettano di individuare possibili accorgimenti ragionevoli.

martedì 23 giugno 2026

 8n cas9 di demenza sperra l'indennità di accompagnamento?

Cass. 13/06/2026, n. 19606


In tema di indennità di accompagnamento, la documentazione specialistica proveniente   da struttura pubblica che, in epoca anteriore alla domanda amministrativa, attesti   una condizione di demenza con necessità di assistenza continuativa nelle 24 ore e di supervisione costante nelle attività di base della vita quotidiana integra, salvo  specifici elementi contrari, il requisito dell’incapacità di compiere gli atti quotidian   della vita con bisogno di assistenza continua di cui all’art. 1 l. 11 febbraio 1980, n. 18, e impone di riconoscere la prestazione a decorrere dalla data della domanda amministrativa.

lunedì 22 giugno 2026

 A chi spetta la disdetta del  ccnl?


Cass. 18/06/2026, n. 20601

Nei contratti collettivi di lavoro, la facoltà di disdetta spetta unicamente alle parti stipulanti (organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro);   al singolo datore di lavoro non è consentito recedere unilateralmente dal CCNL applicato    – neppure deducendo eccessiva onerosità ex art. 1467 c.c. – salva l’ipotesi di contratti aziendali stipulati direttamente con le rappresentanze  sindacali locali.

sabato 20 giugno 2026

 Quando si sospende la prescrizione dei contributi dovuti alla gestione separata?


Cass. 16/06/2026, n. 20223


In tema di contributi dovuti dai liberi professionisti alla Gestione separata INPS,  la mera omissione della compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi  non integra, di per sé sola, occultamento doloso del debito contributivo ai sensi dell'art. 2941, n. 8, c.c., né determina automaticamente la sospensione della prescrizione. La sospensione  richiede un comportamento intenzionalmente diretto a celare al creditore l'esistenza dell'obbligazione, tale da determinare un'impossibilità di agire e non una semplice difficoltà di accertamento, con puntuale accertamento in fatto del coefficiente psicologico dell'inadempiente rimesso al giudice di merito.

giovedì 18 giugno 2026

Come deve essere redatto il contratto progetto  

Cass  16/06/2026, n. 20119

In tema di contratto di collaborazione a progetto ex art. 61 D.Lgs. n. 276/2003 (nel testo anteriore alla L. n. 92/2012), il requisito della “specificità” del progetto richiede l’indicazione, in forma scritta ed ex ante, di un’attività produttiva chiaramente descritta ed identificata, funzionalmente collegata ad un risultato finale determinato e distinta dalla mera    messa a disposizione di energie lavorative nell’ambito delle ordinarie attività aziendali;   è pertanto illegittimo il contratto in cui l’attività del collaboratore coincida con l’oggetto sociale del committente o con l’ordinaria attività di impresa, con conseguente conversione ope legis del rapporto in lavoro subordinato ai sensi dell’art. 69, comma 1, D.Lgs. n. 276/2003.

mercoledì 17 giugno 2026

 Quando il datore di lavoro non risponde dell'infortunio del lavoratore?

Cass. 15/06/2026, n. 19859

In tema di infortuni sul lavoro, non sussiste responsabilità del datore di lavoro  ex art. 2087 c.c. quando l’evento lesivo, pur verificatosi in ambiente e in orario di lavoro,    sia integralmente riconducibile alla condotta abnorme, imprevedibile e colposa di un terzo (anche collega di altra impresa), tale da integrare una serie causale autonoma,   estranea al rischio lavorativo tipico e all’area di rischio governata dagli obblighi   di prevenzione.

martedì 16 giugno 2026

Nel pubblico impiego il giudice può rideyerminare la sanzione disciplinare senza nna specifica domanda?


Cass. 11/06/2026, n. 19280

 In tema di pubblico impiego privatizzato, l’art. 63, comma 2-bis, d.lgs. n. 165/2001 dev’essere interpretato nel senso che, una volta accertato il difetto di proporzionalità   della sanzione disciplinare, il giudice ha il potere-dovere di rideterminarla, tenendo    conto della gravità del comportamento e dello specifico interesse pubblico violato,  anche in mancanza di una espressa domanda di parte in tal senso.

lunedì 15 giugno 2026

 Qual'è la definizione comunitaria di licenziamento ai fini dell'applicaziine della direttiva 99/59/ce?

Corte giustizia Unione Europea, Sez. X, Sentenza, 04/06/2026, n. 907/24


Ai fini dell'art. 1, par. 1, dir. 98/59/CE, costituisce "licenziamento" ogni risoluzione del rapporto di lavoro, per uno o più  motivi non inerenti alla persona del lavoratore, disposta dal datore di lavoro a seguito   del rifiuto del lavoratore di ottemperare alla decisione unilaterale di trasferire   il luogo di lavoro in una sede lontana da quella originaria, quando tale trasferimento   integri una modifica sostanziale di un elemento essenziale del contratto

venerdì 12 giugno 2026

 Quale retribuzione deve essere riconosciuta durante le ferie?


Cass. 08/06/2026, n. 18529


In tema di ferie annuali retribuite ex art. 7 dir. 2003/88/CE, art. 31, par. 2, Carta di Nizza e art. 2109 c.c., come interpretati dalla CGUE, la retribuzione dovuta nel periodo feriale deve   tendenzialmente assicurare al lavoratore un livello economico sostanzialmente equiparabile  a quello ordinario, sicché vi rientrano tutte le voci economiche che presentano un  collegamento funzionale con l’esecuzione delle mansioni e con lo status professionale del dipendente, comprese, in astratto, la parte variabile dell’indennità di utilizzazione   professionale (IUP) e l’indennità per assenza dalla residenza spettanti al personale  viaggiante.

giovedì 11 giugno 2026

 E' possibile individuare le generalità dei testi dopo la proposizione del ricorso?


Cass. civ., Sez. lavoro, Ord., (data ud. 18/10/2018) 07/01/2019, n. 139

la mancata indicazione dei recapiti dei testi, l'assunto della Corte territoriale è errato in quanto, per consolidata giurisprudenza (cfr. Cass. Civ. n. 12210/2014, Cass. Civ. n. 17649/2010). "Nel rito del lavoro, qualora la parte abbia, con l'atto introduttivo del giudizio, proposto capitoli di prova testimoniale, specificamente indicando di volersi avvalere del relativo mezzo in ordine alle circostanze di fatto ivi allegate, ma omettendo l'enunciazione delle generalità delle persone da interrogare, tale omissione non determina decadenza dalla relativa istanza istruttoria, ma concreta una mera irregolarità, che abilita il giudice all'esercizio del potere - dovere di cui all'art. 421 c.p.c., comma 1, avente ad oggetto l'indicazione alla parte istante della riscontrata irregolarità e l'assegnazione di un termine perentorio per porvi rimedio, formulando o integrando le indicazioni relative alle persone da interrogare o ai fatti sui quali debbono essere interrogate; l'inosservanza di detto termine produce la decadenza dalla prova, rilevabile anche d'ufficio e non sanabile nemmeno sull'accordo delle parti";

 

Cass. civ., Sez. lavoro, Ord., (data ud. 18/10/2018) 07/01/2019, n. 139

In ordine, alla asserita genericità dei capitoli di prova, va anzitutto chiarito che anche tale questione deve ritenersi censurata dall'INPS, come si ricava dalla consolidata giurisprudenza sull'interpretazione degli atti di parte legata non a formule sacramentali, ma operata in base alla lettura complessiva dell'atto nella sua interezza, considerati il contenuto sostanziale dell'atto medesimo, la natura della vicenda descritta e, soprattutto, la finalità che la parte intende perseguire col provvedimento chiesto in concreto (cfr., ad es., tra le tante, Cass. Civ. 10.2.2010 n. 3012; Cass. Civ. 13.9.2006 n. 19670; Cass. Civ. 4.8.2006 n. 17760; Cass. Civ. 20.10.2005 n. 20322; Cass. Civ. 28.7.2005 n. 15802; Cass. Civ. 15.12.2003 n. 19188; Cass. Civ. 16.7.2002 n. 10314);

va rilevato che il giudice non può valutare la genericità d'una prova esaminando soltanto i capitoli formulati, dovendo invece esaminare tutte le circostanze di fatto comunque esposte nell'atto; infatti la giurisprudenza di questa Corte è nel senso della non necessità, nel rito speciale, d'una istanza di prova necessariamente dedotta in capitoli separati (cfr. Cass. Civ. n. 19915/2016; Cass. Civ. n. 6214/2003);

 

Cass. civ., Sez. lavoro, Sent., (data ud. 29/04/2014) 30/05/2014, n. 12210

Sicchè tale contemperamento si declina, in riferimento all'ipotesi in esame, nel principio consolidato esattamente applicato dal giudice di merito e qui ribadito, secondo cui: nel rito del lavoro, qualora la parte abbia, con l'atto introduttivo del giudizio, proposto capitoli di prova testimoniale, specificamente indicando di volersi avvalere del relativo mezzo in ordine alle circostanze di fatto ivi allegate, ma omettendo l'enunciazione delle generalità delle persone da interrogare, tale omissione non determina decadenza dalla relativa istanza istruttoria, ma una mera irregolarità, che abilita il giudice all'esercizio del potere - dovere previsto dall'art. 421 c.p.c., comma 1, avente ad oggetto l'indicazione alla parte istante della riscontrata irregolarità e l'assegnazione di un termine perentorio per porvi rimedio, formulando o integrando le indicazioni relative alle persone da interrogare o ai fatti sui quali debbono essere interrogate

 

Cass. 01/12/2021, n. 37773

Nel rito del lavoro, qualora la parte abbia, con l'atto introduttivo del giudizio, proposto capitoli di prova testimoniale, specificamente indicando di volersi avvalere del relativo mezzo in ordine alle circostanze di fatto ivi allegate, ma omettendo l'enunciazione delle generalità delle persone da interrogare, tale omissione non determina decadenza dalla relativa istanza istruttoria, ma concreta una mera irregolarità, che abilita il giudice all'esercizio del potere-dovere di cui all'art. 421, comma primo, cod. proc. civ., avente ad oggetto l'indicazione alla parte istante della riscontrata irregolarità e l'assegnazione di un termine perentorio per porvi rimedio, formulando o integrando le indicazioni relative alle persone da interrogare o ai fatti sui quali debbono essere interrogate; l'inosservanza di detto termine produce la decadenza dalla prova, rilevabile anche d'ufficio e non sanabile nemmeno sull'accordo delle parti

 

mercoledì 10 giugno 2026

 Nel giudizio di opposizione ex art. 445 bis comma 6 cpc come sono regolate le spese legali?


Cass. 08/06/2026, n. 18382


Nel giudizio di opposizione ex art. 445-bis, comma 6, c.p.c. avverso le risultanze dell'accertamento tecnico preventivo in materia previdenziale/assistenziale, la soccombenza, ai fini della regolazione delle spese,   va valutata con riferimento al complesso dell'attività processuale svolta – comprensiva   tanto della fase di istruzione preventiva quanto di quella contenziosa di merito –   potendo la complessità dell'accertamento sanitario, desunta anche dalla necessità   di disporre una nuova consulenza tecnica d'ufficio, integrare giusto motivo di compensazione, anche parziale, delle spese di lite.

martedì 9 giugno 2026

 In tema di responsabilità da esposizione da amianto quando risponde il committente?


Cass. 04/06/2026, n. 17895


In tema di responsabilità da esposizione ad amianto nei cantieri/navali militari,   l’affidamento in appalto di lavori su beni (navi, strutture a terra) che restano nella  disponibilità dell’Amministrazione non esclude la custodia del committente, costituendo  l’appalto mera modalità di esercizio della stessa; ne consegue che il Ministero committente   risponde ex art. 2051 c.c. dei danni cagionati dalle polveri di amianto quali componenti della cosa oggetto dell’appalto, salvo prova del caso fortuito.

lunedì 8 giugno 2026

 Quando opera l'azzeramento delle aliquote contributive per i lavoratori svantaggiati che operano a favore delle cooperative socoali?


Cass. 03/06/2026, n. 17615


In tema di esonero contributivo ex art. 4, commi 3 e 3‑bis, L. 8 novembre 1991, n. 381, la cooperativa sociale che intende fruire dell'azzeramento delle aliquote è gravata dell'onere di provare non solo la riconducibilità del lavoratore alle categorie di    ‘persone svantaggiate' indicate dalla legge, ma anche l'attualità, nel periodo di   fruizione del beneficio, della condizione di svantaggio, non essendo sufficiente una    certificazione pubblica meramente risalente nel tempo.

sabato 6 giugno 2026

 Quando su stato di bisogno ai fini della configurabilità del reati ex art  603 bis cp?


Cass. 27/02/2026, n. 20151

Nel delitto di sfruttamento del lavoro previsto dall'art. 603-bis, comma 1, n. 2, cod. pen., lo "stato di bisogno" del lavoratore costituisce elemento costitutivo autonomo rispetto agli indici di sfruttamento elencati al comma 3 e deve    essere accertato in modo concreto e individualizzato per ciascuna persona offesa,   attraverso la dimostrazione di una situazione di grave difficoltà, anche temporanea,    idonea a comprimere la libertà di autodeterminazione e a indurre l'accettazione di  condizioni lavorative particolarmente svantaggiose; è pertanto viziata la motivazione  che desuma tale stato da mere irregolarità retributive o contrattuali, ovvero da considerazioni  generiche e non riferite ai singoli lavoratori

 Quando sussiste il motivi illecito determinante?


Cass. 01/06/2026, n. 17216

È nullo per motivo illecito determinante il licenziamento intimato per ragioni disciplinare    solo apparentemente sussistenti, ove l'addebito risulti: a) privo di prova quanto   al fatto contestato e alla sua riferibilità al lavoratore; b) comunque di minima rilevanza    disciplinare e inidoneo, secondo il parametro dell'id quod plerumque accidit, a  giusta causa o giustificato motivo; c) inserito in un quadro fattuale dal quale   anche in via presuntiva, che il datore di lavoro aveva già maturato, per condotte    del lavoratore pienamente lecite, l'intento di porre fine al rapporto. A tal fine, può legittimamente attribuirsi rilevanza al comportamento di un socio di maggioranz   che, pur privo di rappresentanza legale formale, rivesta un ruolo apicale e di fatto   direttivo nell'organizzazione, qualora la società ne avalli la condotta (ad es. sanzionando il lavoratore per i medesimi fatti), sì da potersi ritenere che la volontà ritorsiva   sia divenuta volontà datoriale.

mercoledì 3 giugno 2026

 Come si prova il licenziamento ritorsivo?


Cass. 26/05/2026, n. 16310

In tema di licenziamento nullo perché ritorsivo ex art. 1345 c.c., il motivo illecito deve essere unico e determinante, sicché la sua verifica  presuppone l'accertata insussistenza della causale lecita formalmente addotta (nella  specie, superamento del periodo di comporto). Accertato che una parte delle   per malattia non è computabile nel comporto perché causalmente riconducibile alla   condotta illecita datoriale (demansionamento/ mobbing), il licenziamento intimato subito  dopo l'iniziativa giudiziaria del lavoratore per il ripristino delle mansioni confacenti    al proprio livello integra esercizio di una volontà ritorsiva, nulla ai sensi dell'art. 18, comma 1, L. n. 300/1970, anche sulla base di un quadro probatorio formato da precedenti giudizi tra le stesse   parti e suscettibile di valutazione presuntiva unitaria.

martedì 2 giugno 2026

 Quando spetta al lavoratore padre l'esonero dal preavviso delle dimissioni?




Cass. 26/05/2026, n. 16324




In tema di tutela della genitorialità, l'esonero dall'obbligo di preavviso in caso di dimissioni volontarie, previsto dall'art. 55, comma 1, D.Lgs. n. 151/2001 (nel testo introdotto dal D.Lgs. n. 80/2015) per la lavoratrice madre e per il lavoratore che si dimettano nel periodo in cui opera il divieto di licenziamento di cui all'art. 54 del D.Lgs. n. 151/2001, spetta al padre solo qualora egli abbia fruito del congedo di paternità ex art. 28 del D.Lgs. n. 151/2001; ne resta pertanto escluso il padre lavoratore che abbia fruito del solo congedo obbligatorio di paternità previsto dall'art. 4, comma 24, lett. a), L. n. 92/2012, non essendo configurabile una generalizzata estensione dell'esonero al mero dato soggettivo della paternità.