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mercoledì 15 aprile 2026

Quali obblighi incombono sul datore di lavoro per prevenire gli infortuni?


Cass. 25/03/2026, n. 13327

 In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, ai sensi dell'art. 71, comma 7, lett. a), d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, il datore di lavoro è gravato dagli obblighi di informazione, formazione e addestramento    del lavoratore in ordine al corretto uso delle attrezzature di lavoro; ne consegue    che l'iniziativa autonoma del lavoratore nell'utilizzo di un macchinario per il quale   non abbia ricevuto adeguata formazione non esclude la responsabilità contravvenzionale   del datore di lavoro, risolvendosi semmai in una conferma dell'inadempimento datoriale   all'obbligo formativo.

      

      

         Fonti:

mercoledì 17 dicembre 2025

 Come è ripartito l'onere probatorio in caso d'infortunio?

Cass. 15/12/2025, n. 32630

In caso di infortunio sul lavoro, il dipendente ha l'onere di dedurre e provare i  fatti costitutivi del diritto all'indennizzo, dimostrando la riconducibilità dell'affezione denunciata alle modalità concrete di svolgimento delle mansioni inerenti alla  rivestita, nonché la presenza di una causa violenta e occasionale di lavoro. Èla mera deduzione di uno sforzo generico senza ulteriori dettagli.

lunedì 17 novembre 2025

 Quando è esclusa la responsabilità del datore nell' infortunio?

Cass. 12/11/2025, n. 29823


La responsabilità del datore di lavoro per infortunio del dipendente può essere esclusa  quando risulti provato che il datore di lavoro ha informato ed addestrato adeguatamente   il lavoratore, secondo le necessarie tecniche di prevenzione degli infortuni per la    specifica attività svolta

giovedì 17 luglio 2025

 Quando si ha responsabilità  del datore nella causazione del sinistro?

 Cass. 01/07/2025, n. 25730

È correttamente configurabile la condotta omissiva colposa del datore di lavoro che non valuti nel DVR e nel POS i rischi specifici di caduta di oggetti dall'alto e non fornisca adeguata formazione al lavoratore riguardo tale rischio, laddove tali omissioni si rivelino causative di un sinistro mortale.

giovedì 7 novembre 2024

 L'incidente occorso durante uno spostamento verso  un cantiete di lavoro costituisce infortunio?

Cass. 05/11/2024, n. 28429

In presenza di infortunio subìto dal lavoratore durante lo spostamento verso il cantiere, intrapreso nell'ambito dell'orario lavorativo e funzionale allo svolgimento delle proprie mansioni, tale infortunio deve essere considerato come infortunio sul lavoro indennizzabile ai sensi dell'art. 2 del D.P.R. n. 1124 del 1965, a meno che non risulti provata una condotta abnorme del lavoratore che elida il nesso eziologico con l'attività lavorativa

martedì 21 maggio 2024

 Cosa deve provare il lavoratore ai fini del danno in caso d'infortunio?




Cass. 17/05/2024, n. 13763




In tema di danni, grava sul lavoratore l'onere di provare di aver subito un danno a causa dell'attività svolta, nonché il nesso di causalità tra l'uno e l'altra, mentre incombe sul datore l'onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie al fine di evitare il danno, ricomprendendosi in questa categoria anche quelle misure di sicurezza c.d. innominate, cioè non espressamente contemplate dalla legge, ma comunque fondate su conoscenze tecnico-scientifiche o su altre fonti analoghe.

mercoledì 27 settembre 2023

 Entro quali limiti si estende l'obbligo di vigilanza del datore di lavoro in caso si nomina di un garante?




Cass. pen., Sez. IV, 27/06/2023, n. 38913




In tema di infortuni sul lavoro, la delega di funzioni - ora disciplinata precipuamente dall'art. 16 T.U. sulla sicurezza - non esclude l'obbligo di vigilanza del datore di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite e, tuttavia, detta vigilanza non può avere per oggetto la concreta, minuta conformazione delle singole lavorazioni - che la legge affida al garante - concernendo, invece, la correttezza della complessiva gestione del rischio da parte del delegato; ne consegue che l'obbligo di vigilanza del delegante è distinto da quello del delegato - al quale vengono trasferite le competenze afferenti alla gestione del rischio lavorativo - e non impone il controllo, momento per momento, delle modalità di svolgimento delle singole lavorazioni.

giovedì 7 settembre 2023

 Quali sono i limiti dell'obbligo di sicurezza incombente sul datore di lavoro?


Cass. 24/08/2023, n. 25217


La responsabilità datoriale conseguente alla violazione delle regole dettate in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro ha natura contrattuale, perché il contenuto del contratto individuale di lavoro risulta integrato per legge ex art. 1374 c.c. dalla disposizione che impone l'obbligo di sicurezza che entra così a far parte del sinallagma contrattuale, ovviamente nella ampiezza che deriva dalla declinazione che lo stesso obbligo legale assume in base a tutte le misure e cautele costituenti l'ordinamento protettivo della sicurezza ex art. 18 del D.Lgs. n. 81 del 2008, oltre che in base all'art. 2087 c.c. In tale contesto, la ripartizione dell'onere probatorio tra le parti impone che il datore di lavoro fornisca la dimostrazione dell'assenza della sua colpa, intesa quale obbligo di diligenza nella predisposizione di misure idonee a prevenire il danno, ad esempio provando di aver vietato al lavoratore di provvedere a quella specifica mansione nelle circostanze date e di averlo dotato di strumenti rispondenti a tutte le prescrizioni di sicurezza, sia per le loro caratteristiche intrinseche, sia per il loro posizionamento e le modalità di utilizzo nell'ambiente dato.

venerdì 22 luglio 2022

 Quando operano gli obblighi di coordinamento e cooperazione connessi al rischio da interferenza per prevenire gli infortuni?




Cass. 14/07/2022, n. 28444




Ai fini dell'operatività degli obblighi di coordinamento e cooperazione connessi all'esistenza di un rischio interferenziale, dettati dall'art. 26 D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, occorre aver riguardo non alla qualificazione civilistica attribuita al rapporto tra le imprese che cooperano tra loro - contratto d'appalto, d'opera o di somministrazione - ma all'effetto che tale rapporto origina, vale a dire alla concreta interferenza tra le organizzazioni che operano sul medesimo luogo di lavoro e che può essere fonte di ulteriori rischi per l'incolumità dei lavoratori delle imprese coinvolte, occorrendo comunque verificare che il destinatario degli obblighi di coordinamento e cooperazione abbia la disponibilità giuridica dei luoghi nei quali si svolgeva l'attività.

martedì 17 maggio 2022

 Qual è il limite dell'azione di regresso dell'Inail verso il datore di lavoro? 



Cass. 09/05/2022, n. 14655

In tema di azione di regresso, il datore di lavoro è obbligato nei confronti dell'Inail nei limiti dei principi che informano la responsabilità per il danno civilistico subito dal lavoratore; ne consegue che il giudice del merito, senza considerare l'ammontare dell'indennizzo previdenziale, deve calcolare il danno civilistico (ex artt. 1221 e 2056 c.c.), quale limite massimo del diritto di regresso dell'Inail, stabilendo, quindi, se l'importo richiesto dall'istituto rientri o meno nel predetto limite.

lunedì 14 marzo 2022

 Come si determina il danno patrimoniale futuro da perdita della capacita' lavorativa specifica?




Cass. 10/03/2022, n. 7821

II danno patrimoniale futuro da perdita della capacità lavorativa specifica, in applicazione del principio dell'integralità del risarcimento sancito dall'artt. 1223 c.c., deve essere liquidato moltiplicando il reddito perduto per un adeguato coefficiente di capitalizzazione, utilizzando quali termini di raffronto, da un lato, la retribuzione media dell'intera vita lavorativa della categoria di pertinenza, desunta da parametri normativi o altrimenti stimata in via equitativa, e, dall'altro, coefficienti di capitalizzazione di maggiore affidamento, in quanto aggiornati e scientificamente corretti, quali, ad esempio, quelli approvati con provvedimenti normativi per la capitalizzazione delle rendite previdenziali o assistenziali oppure quelli elaborati specificamente nella materia del danno aquiliano.

lunedì 7 marzo 2022

Come sono ripartiti gli oneri della prova per far valere la responsabilità del datore di lavoro ex art. 29087 cc.? 






Cass. civ., Sez. lavoro, 03/03/2022, n. 7058

L'art. 2087 cod. civ. non configura un'ipotesi di responsabilità oggettiva, in quanto la responsabilità del datore di lavoro - di natura contrattuale - va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento. Ne consegue che incombe al lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell'attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l'onere di provare, oltre all'esistenza di tale danno, la nocività dell'ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l'una e l'altra, e solo se il lavoratore abbia fornito tale prova sussiste per il datore di lavoro l'onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

mercoledì 2 marzo 2022

 In caso infortunio quando e' risarcibile iure hereditatis il danno conseguente alla morte del lavoratore?



Cass. 28/02/2022, n. 6503

È da escludersi la risarcibilità iure hereditatis di un danno da perdita della vita, in ragione dell'assenza del soggetto al quale sia collegabile la perdita del bene e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito risarcitorio. È invece ritenuto configurabile e trasmissibile iure hereditatis il danno non patrimoniale nelle due componenti di danno biologico "terminale", cioè di danno biologico da invalidità temporanea assoluta, configurabile in capo alla vittima nell'ipotesi in cui la morte sopravvenga dopo apprezzabile lasso di tempo dall'evento lesivo e di danno morale "terminale o catastrofale o catastrofico", ossia del danno consistente nella sofferenza patita dalla vittima che lucidamente assiste allo spegnersi della propria vita, quando vi sia la prova della sussistenza di un suo stato di coscienza nell'intervallo tra l'evento lesivo e la morte, con conseguente acquisizione di una pretesa risarcitoria trasmissibile agli eredi. La liquidazione delle indicate poste di danno, può ben essere effettuata, per la componente di danno biologico, sulla base delle tabelle relative all'invalidità temporanea, mentre, per la seconda componente, danno morale, avente natura peculiare, la liquidazione deve affidarsi ad un criterio equitativo puro - ancorché sempre puntualmente correlato alle circostanze del caso concreto – che sappia tener conto della enormità del pregiudizio, atteso che la lesione è così elevata da non essere suscettibile di recupero e da esitare nella morte.

sabato 12 febbraio 2022

 Come è ripartito l'onere della prova in materia d'infortunio?

Cass. 09/02/2022, n. 4210

In tema di infortuni sul lavoro, la responsabilità del datore di lavoro - di natura contrattuale - va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento, sicché incombe al lavoratore ex art. 2697 c.c. (che lamenti di avere subito, a causa dell'attività lavorativa svolta, un danno alla salute) l'onere di provare l'esistenza di tale danno e la nocività dell'ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l'una e l'altra non configurando, l'art. 2087 c.c., una responsabilità oggettiva ma richiedendo un profilo di colpa del datore di lavoro, mentre spetta poi al datore di lavoro l'onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno e che la malattia o l'infortunio del dipendente non è ricollegabile alla inosservanza di tali obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento.

lunedì 17 gennaio 2022

 Da quando decorre indennizzo dovuto per inabilita' permanente?


Cass. 13/01/2022, n. 958

In tema di infortuni sul lavoro e malattie professionali, l'indennizzo relativo all'inabilità permanente, regolata dall'art. 74 del D.P.R. n. 1124 del 1965 decorre dal momento della cessazione del periodo di inabilità temporanea assoluta, essendo all'epoca già presenti le condizioni sanitarie rilevanti nella misura riconosciuta. Quand'anche una domanda amministrativa ulteriore sia presentata dall'assistito rispetto a quella riconosciuta dall'amministrazione, la decorrenza della prestazione nella maggior misura riconosciuta va ancorata in ogni caso alla data della cessazione del periodo di inabilità assoluta, e non a quello della ulteriore domanda amministrativa, in quanto sin da quel momento vi erano le condizioni sanitarie rilevanti per la prestazione.

mercoledì 15 dicembre 2021

 Come si determina il nesso di causalità ai fini della copertura Inail?



Cass. 13/12/2021, n. 39751

In materia di infortuni sul lavoro e delle malattie professionali trova diretta applicazione il principio della equivalenza causale di cui all'art. 41 c.p. che è sufficiente a far sorgere la tutela in favore del lavoratore che l'esposizione al rischio sia stata concausa concorrente della malattia, non richiedendosi che essa abbia assunto efficacia causale esclusiva o prevalente

martedì 14 dicembre 2021

 Contro chi può essere esercitata l'azione di regresso dell'Inail?


Cass. 07/12/2021, n. 38882

La speciale azione di regresso spettante all'INAIL, ai sensi del D.P.R. n. 1124 del 1965, artt. 10 ed 11, è esperibile non solo nei confronti del datore di lavoro, ma anche verso tutti i soggetti che, chiamati a collaborare a vario titolo nell'assolvimento dell'obbligo di sicurezza in ragione dell'attività svolta, siano gravati di specifici obblighi di prevenzione a beneficio dei lavoratori assoggettati a rischio. Ne consegue che anche il legale rappresentante della società, in assenza di specifiche deleghe sulla sicurezza, operando quale responsabile dell'organizzazione produttiva all'interno dell'ambiente di lavoro ed ingerendosi in concreto nella stessa, risponde solidalmente con la società stessa in sede di regresso nei confronti dell'INAIL ove si accerti la responsabilità nell'accadimento dell'infortunio (Nel caso di specie, accogliendo il ricorso proposto dall'Istituto previdenziale, la Suprema Corte ha cassato con rinvio la sentenza impugnata avendo la corte territoriale erroneamente escluso la responsabilità del legale rappresentante della società di capitali e datrice di lavoro, nonostante dal rapporto organico dello stesso con la persona giuridica ed in assenza di una valida delega in materia di prevenzione conseguisse la posizione di garanzia nei confronti dei lavoratori; nella circostanza era stata accertata la responsabilità della società, la quale non aveva adottato i sistemi di sicurezza idonei ad evitare il grave infortunio sul lavoro, nonché in via incidentale la responsabilità penale del datore di lavoro per il reato di lesioni colpose aggravate dalla violazione delle norme sulla tutela del lavoro, sicché, non essendo emersa la delega delle funzioni relative alla sicurezza sul lavoro a specifico preposto, a rispondere in via solidale – in via di regresso – erano tenuti tanto la società quanto il legale rappresentante).

venerdì 5 novembre 2021

 L'aggressione durante il tragitto per recarsi al lavoro può costituire infortunio in itinere?




Cass. 03/11/2021, n. 31485

L'aggressione può essere ricompresa nell'occasione di lavoro ogni qualvolta vi sia il nesso di occasionalità con l'attività tutelata e il tragitto protetto, anche se attività e tragitto non ne siano stati la causa ma abbiano quanto meno reso possibile o agevolato il perpetrarsi dell'azione violenta e criminosa.

giovedì 23 settembre 2021

 Quando la condotta del dipendente esonera il datore da responsabilità in caso di infortunio?


Cass. 21/09/2021, n. 25597

La condotta del dipendente può comportare l'esonero totale del datore di lavoro da responsabilità solo quando presenti i caratteri dell'abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, come pure dell'atipicità ed eccezionalità, così da porsi come causa esclusiva dell'evento, cioè quando la condotta del lavoratore, del tutto imprevedibile rispetto al procedimento lavorativo "tipico" ed alle direttive ricevute, rappresenti essa stessa la causa esclusiva dell'evento.

venerdì 10 settembre 2021

 Il danno differenziale come è determinato?



Cass. 27/08/2021, n. 23529


In tema di danno c.d. differenziale, il giudice di merito deve procedere d'ufficio allo scomputo, dall'ammontare liquidato a detto titolo, dell'importo della rendita INAIL, anche se l'istituto assicuratore non abbia, in concreto, provveduto all'indennizzo, trattandosi di questione attinente agli elementi costitutivi della domanda, in quanto l'art. 10 del D.P.R. n. 1124 del 1965, ai commi 6, 7 e 8, fa riferimento a rendita "liquidata a norma", implicando, quindi, la sola liquidazione, un'operazione contabile astratta, che qualsiasi interprete può eseguire ai fini del calcolo del differenziale. Diversamente opinando, il lavoratore locupleterebbe somme che il datore di lavoro comunque non sarebbe tenuto a pagare, né a lui, perché, anche in caso di responsabilità penale, il risarcimento gli sarebbe dovuto solo per l'eccedenza, né all'INAIL, che può agire in regresso solo per le somme versate; inoltre, la mancata liquidazione dell'indennizzo potrebbe essere dovuta all'inerzia del lavoratore, che non abbia denunciato l'infortunio, o la malattia, o abbia lasciato prescrivere l'azione.