lunedì 12 ottobre 2026

 Quando spetta il pagamento dello straordinario nel pubblico impiego?

Corte appello Roma sez. lav., 5/05/2026, n. 2559

Nel pubblico impiego contrattualizzato è indubbio che la contrattazione collettiva impone la previa autorizzazione del dirigente per l'effettuazione di lavoro straordinario, ma il lavoratore ha diritto al compenso per il lavoro straordinario anche se la richiesta autorizzazione sia illegittima e/o contraria a disposizioni del contratto collettivo, posto che l'art. 2108 c.c. - applicabile anche al pubblico impiego contrattualizzato - prevede che l'autorizzazione datoriale è il solo elemento che condiziona l'applicabilità dell'art. 2126 c.c..

sabato 10 ottobre 2026

 Nel pubblico impiego l'indennità sostitutiva delle ferie quando deve essere erogata?


Tribunale Torino sez. lav., 24/07/2026, n. 3795


Posto che le ferie annuali retribuite rappresentano un diritto irrinunciabile del lavoratore ed al contempo un obbligo del datore di lavoro, il diritto a percepire un’indennità sostitutiva delle ferie non godute al termine del rapporto di lavoro è collegato al diritto alle ferie annuali retribuite. Pertanto il lavoratore che al momento della cessazione del rapporto non ha fruito delle ferie ha diritto ad un’indennità sostitutiva, a meno che il datore di lavoro non riesca a provare di aver messo il dipendente nelle condizioni di fruire del riposo prima della cessazione, con un’adeguata informazione nonché, se del caso, invitandolo formalmente a farlo

giovedì 8 ottobre 2026

 Quando occorre presentare il ricorso giudiziario contro l'Inps in materia pensionistica?


Cassazione civile sez. lav., 07/10/2026, (ud. 16/09/2026- dep. 07/10/2026) - n. 26366


Questione controversa è il dies a quo della decadenza di cui all'art. 47 del D.P.R. n. 639/1970, in forza del quale "Per le controversie in materia di trattamenti pensionistici l'azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell'Istituto o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della predetta decisione, ovvero dalla data di scadenza dei termini prescritti per l'esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta di prestazione. Per le controversie in materia di prestazioni della gestione di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, l'azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di un anno dalle date di cui al precedente comma".


3.2 Premesso che, quanto alla "distribuzione dell'onere probatorio relativamente alla decorrenza del termine di decadenza, si osserva che è onere della parte che vuole agire in giudizio dare la prova della tempestività della sua azione ove, come nel caso in esame, il suo diritto sia assoggettato ad un termine di decadenza superato il quale l'azione non sia più proponibile" (ex multis Cass. n. 9380/2014), il ricorrente ha agito in giudizio allegando di aver presentato domanda amministrativa in data 17 aprile 2013 e precisando che era stato presentato ricorso amministrativo: di quest'ultimo non ha specificato la data (pag. 12 del ricorso di legittimità), affermando che il patronato non aveva inviato la documentazione relativa al procedimento.

mercoledì 7 ottobre 2026

 Il recesso per giusta causa nel contratto di agenzia è assoggettato ad un termine decadenziale?


Cassazione civile sez. lav., 2/10/2026, n. 26112


Nel contratto di agenzia, disciplinato dagli artt. 1742 ss. c.c. e dagli Accordi economici collettivi, non è previsto alcun termine decadenziale per l'esercizio del recesso per giusta causa decorrente dalla scoperta dei fatti, né il giudice può introdurlo in via interpretativa mediante applicazione analogica delle regole sul procedimento disciplinare del lavoro subordinato di cui all'art. 7 l. n. 300/1970.

martedì 6 ottobre 2026

 Le sanzioni a.ministrative si trasmettono agli eredi?


Cassazione civile sez. lav., 10/03/2011,


preliminarmente osservato che parte controricorrente ha fatto presente che in data 27 giugno 2006 e, cioè, ancor prima della notifica del ricorso, era deceduto B.G., ritenuto responsabile delle violazioni amministrative, deducendo, in conseguenza di tale evento, l'estinzione dell'obbligazione e l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse anche nei confronti della società Europa invest, obbligata solidale alla sanzione. La deduzione è fondata, ponendosi in linea con il principio, più volte affermato da questa Corte, secondo cui, in tema di sanzioni amministrative, la morte dell'autore della violazione determina non solo l'intrasmissibilità ai suoi eredi dell'obbligo di pagare la somma dovuta per le sanzioni, ma altresì l'estinzione dell'obbligazione a carico dell'obbligato solidale (Cass. n. 2501/2000, Cass. n. 2064/1994).

lunedì 5 ottobre 2026

 Agli enti pubblici economici si applica l'art. 2103 cc?


Cassazione civile sez. lav., 10/09/2026, n. 25179


Nel rapporto di lavoro alle dipendenze di un ente pubblico economico, la previsione del reclutamento mediante concorso o selezione non determina la nullità dell'assegnazione di fatto a mansioni superiori né esclude l'applicazione dell'art. 2103 c.c.; in difetto di operatività dell'art. 52 d.lgs. n. 165/2001, trova applicazione la disciplina privatistica sulle mansioni, con riconoscimento della superiore qualifica e delle differenze retributive.

venerdì 2 ottobre 2026

 Come deve essere determinata la retribuzione feriale?


Corte appello Brescia sez. lav., 18/06/2026, n. 86


La retribuzione dovuta al lavoratore durante il periodo di ferie, deve ricomprendere tutti gli emolumenti che in modo stabile e non meramente occasionale, presentano un collegamento funzionale con l’esecuzione delle mansioni e con il suo status professionale (luogo, orario, turni, disagi). Tali indennità, non essendo rapportate a specifiche spese sostenute dal dipendente, non hanno natura risarcitoria ma assumono funzione retributiva, remunerando il disagio connesso al luogo e alle modalità della prestazione. L’esclusione di tali emolumenti, specie in presenza di livelli retributivi contenuti, produce infatti un effetto dissuasivo nell’esercizio del diritto alle ferie, scoraggiando il pieno godimento del riposo. In conformità alle disposizioni unionali, come interpretate dalla Corte di Giustizia, e dalla giurisprudenza di legittimità, eventuali clausole dei contratti collettivi di settore non possono legittimamente derogare in peius, non assumendo rilievo, in senso contrario, il fatto che il lavoratore abbia comunque goduto delle ferie o che il datore invochi errori protratti nel tempo nell’erogazione di talune voci retributive.