sabato 31 ottobre 2026

 A quanto ammonta il limite risarcitorii del licenziamento illegittimo per le aziende con meno di 15 dipendenti assoggettate alla legge 604 del 1966 ?


Corte Costituzionale, 22/10/2026, n. 174

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 limitatamente alle parole «, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro». La disposizione è illegittima nella parte in cui, nel disciplinare le conseguenze del licenziamento illegittimo, perché intimato in mancanza di giusta causa o giustificato motivo, prevede a carico del datore di lavoro - che non raggiunga i requisiti dimensionali previsti dall'art. 18 statuto lavoratori e che non riassuma, entro tre giorni, il lavoratore assunto prima del 7 marzo 2015 - l'obbligo di risarcire il danno con il versamento di «un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto» anziché di «un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto». L'imposizione di un tetto massimo di sei mensilità all'indennità risarcitoria si poneva in contrasto con gli articoli 3, commi primo e secondo, 4, primo comma, 35, primo comma, 41, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'articolo 24 della Carta sociale europea. Una forbice compresa tra 2,5 e sei mensilità comprime, infatti, eccessivamente l'ammontare dell'indennità, impedendo una reale personalizzazione del danno subito dal lavoratore, specie in presenza di licenziamenti viziati dalle più gravi forme di illegittimità.

mercoledì 28 ottobre 2026

 

La Naspi spetta anche im caso di trasferimento?


Tribunale Torino sez. lav., 17/07/2026, n. 3773

In tema di NASpI, il riconoscimento della prestazione in favore del lavoratore dimissionario presuppone che le dimissioni siano state rassegnate per giusta causa, ai sensi dell’art. 3, comma 2, D.lgs. 22/2015, e che la stessa sia riconducibile a circostanze imputabili al datore di lavoro, integranti un grave inadempimento ovvero una condotta datoriale idonea a rendere intollerabile la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro. Ne consegue che la sola notevole distanza derivante dal trasferimento della sede di lavoro non è, di per sé, sufficiente a configurare la giusta causa delle dimissioni e, conseguentemente, lo stato di disoccupazione involontaria richiesto per il riconoscimento della prestazione NASpI

martedì 27 ottobre 2026

 E'ammissibile il patto di prova nel contratto di agenzia?


Corte giustizia UE sez. IV, 19/04/2018, n. 645

Il patto di prova può essere legittimamente previsto nel contratto di agenzia, ma ciò non esclude il diritto dell'agente all'indennità di cessazione secondo l'articolo 1751 del codice civile, ove ne sussistano i presupposti. Questo è in sintesi quanto deciso dalla Corte di giustizia dell'Unione europea che, investita della questione in via pregiudiziale dai giudici francesi, fornisce la corretta interpretazione dell'articolo 17 della direttiva 86/653/Cee relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali.

lunedì 26 ottobre 2026

 Come si configura il lavoro a domicilio?


Cassazione civile sez. lav., 5/04/2011, n. 7747


Nel giudizio di accertamento negativo dell'obbligo contributivo e con riguardo alla qualificazione del lavoro a domicilio come autonomo o subordinato, è onere del contribuente provare la sussistenza degli elementi che escludono la sussistenza del vincolo della subordinazione, quali la possibilità attribuita al lavoratore di accettare o rifiutare le singole commesse, la pattuizione di un prezzo con il committente di volta in volta, la piena discrezionalità in ordine ai tempi di consegna del lavoro stesso, non potendo certo richiedersi una prova negativa al riguardo da parte dell'istituto di previdenza, una volta accertata la presenza di elementi che connotano in termini di subordinazione il rapporto, con particolare riferimento all'inesistenza di una microunità imprenditoriale, idonea a configurare un'autonomia organizzativa del lavoratore

sabato 24 ottobre 2026

 L'accesso al fondo di garanzia richiede l'ammissione al passivo?


Cassazione civile sez. lav., 2/04/2026, n. 8275


In caso d'insolvenza del datore di lavoro, il diritto del lavoratore di ottenere la corresponsione del TFR a carico del Fondo di garanzia costituito presso l'INPS, ex art. 2 della l. n. 297 del 1982, è subordinato al presupposto necessario dell'accertamento del credito, in esito all'ammissione allo stato passivo ovvero consacrato in un titolo esecutivo, preesistente rispetto alla presentazione dell'istanza d'intervento del Fondo e conseguito nei confronti del legittimo contraddittore, ossia il datore di lavoro insolvente, e non, incidenter tantum, nei confronti dell'Istituto, il quale, essendo terzo rispetto al rapporto di lavoro, è carente di ogni legittimazione a contestare le pretese ad esso inerenti, quali l'esistenza e l'entità dei crediti. (Nella specie, la S.C. ha escluso la ricorrenza di un titolo esecutivo preesistente alla domanda, essendo inidoneo a tal fine sia il decreto ingiuntivo emesso dopo la cancellazione della società datrice di lavoro dal registro delle imprese che l'accertamento incidentale del credito compiuto dal giudice fallimentare in difetto di rituale provvedimento di ammissione al passivo).

giovedì 22 ottobre 2026

 Che retribuzione spetta al lavoratore in ferie?


Corte appello Catanzaro sez. lav., 25/07/2026, n. 827

Durante le ferie annuali il lavoratore ha diritto a percepire la retribuzione ordinaria, per tale intendendosi quella di cui il prestatore fruisce con continuità ed in modo non occasionale. In caso di contestazioni, spetta al giudice accertare se l’emolumento di cui il lavoratore lamenta la mancata percezione durante le ferie si pone in collegamento funzionale con l'esecuzione delle mansioni ed è correlato allo “status” personale e professionale di quel lavoratore

mercoledì 21 ottobre 2026

 Come maturano rol e ferie durante i contratti di solidarietà?


Tribunale Palermo sez. lav., 15/10/2021, n. 3841


Il contratto di solidarietà è un accordo tra azienda e rappresentanze sindacali che permette di evitare licenziamenti, distribuendo il risparmio di ore lavorate sulla totalità della forza -lavoro, realizzando il principio "lavorare meno per lavorare tutti". Durante il periodo di solidarietà le ferie maturano in proporzione all'effettivo orario di lavoro svolto dai dipendenti. Il criterio di maturazione, tuttavia, varia in funzione della tipologia di riduzione d'orario adottata: se la riduzione è stabilita su base giornaliera, il lavoratore matura i ratei di ferie, ex festività e Rol in misura normale e la retribuzione percepita durante la fruizione delle ferie, maturate e godute in costanza di Cds, viene posta a carico del datore di lavoro in proporzione alle ore lavorabili e a carico dell'ente di previdenza per la parte relativa alla retribuzione persa nei limiti della quota percentuale di intervento; se la riduzione dell'orario viene effettuata su base settimanale, i ratei maturano soltanto nei mesi caratterizzati da almeno 15 giorni di attività lavorativa ad orario pieno; se la riduzione dell'orario viene effettuata su base mensile, i ratei maturano soltanto nei mesi caratterizzati da almeno due settimane di attività lavorativa ad orario pieno. Quindi durante i contratti di solidarietà le ferie rimangono a carico dell'integrazione salariale, secondo la percentuale prevista, ma così non è in caso di fruizione delle ferie in un momento successivo alla vigenza dei contratti di solidarietà: in questo caso le ferie, poiché non sono integrabili, rimangono a totale carico del datore di lavoro che le ha corrisposte.