venerdì 12 giugno 2026

 Quale retribuzione deve essere riconosciuta durante le ferie?


Cass. 08/06/2026, n. 18529


In tema di ferie annuali retribuite ex art. 7 dir. 2003/88/CE, art. 31, par. 2, Carta di Nizza e art. 2109 c.c., come interpretati dalla CGUE, la retribuzione dovuta nel periodo feriale deve   tendenzialmente assicurare al lavoratore un livello economico sostanzialmente equiparabile  a quello ordinario, sicché vi rientrano tutte le voci economiche che presentano un  collegamento funzionale con l’esecuzione delle mansioni e con lo status professionale del dipendente, comprese, in astratto, la parte variabile dell’indennità di utilizzazione   professionale (IUP) e l’indennità per assenza dalla residenza spettanti al personale  viaggiante.

giovedì 11 giugno 2026

 E' possibile individuare le generalità dei testi dopo la proposizione del ricorso?


Cass. civ., Sez. lavoro, Ord., (data ud. 18/10/2018) 07/01/2019, n. 139

la mancata indicazione dei recapiti dei testi, l'assunto della Corte territoriale è errato in quanto, per consolidata giurisprudenza (cfr. Cass. Civ. n. 12210/2014, Cass. Civ. n. 17649/2010). "Nel rito del lavoro, qualora la parte abbia, con l'atto introduttivo del giudizio, proposto capitoli di prova testimoniale, specificamente indicando di volersi avvalere del relativo mezzo in ordine alle circostanze di fatto ivi allegate, ma omettendo l'enunciazione delle generalità delle persone da interrogare, tale omissione non determina decadenza dalla relativa istanza istruttoria, ma concreta una mera irregolarità, che abilita il giudice all'esercizio del potere - dovere di cui all'art. 421 c.p.c., comma 1, avente ad oggetto l'indicazione alla parte istante della riscontrata irregolarità e l'assegnazione di un termine perentorio per porvi rimedio, formulando o integrando le indicazioni relative alle persone da interrogare o ai fatti sui quali debbono essere interrogate; l'inosservanza di detto termine produce la decadenza dalla prova, rilevabile anche d'ufficio e non sanabile nemmeno sull'accordo delle parti";

 

Cass. civ., Sez. lavoro, Ord., (data ud. 18/10/2018) 07/01/2019, n. 139

In ordine, alla asserita genericità dei capitoli di prova, va anzitutto chiarito che anche tale questione deve ritenersi censurata dall'INPS, come si ricava dalla consolidata giurisprudenza sull'interpretazione degli atti di parte legata non a formule sacramentali, ma operata in base alla lettura complessiva dell'atto nella sua interezza, considerati il contenuto sostanziale dell'atto medesimo, la natura della vicenda descritta e, soprattutto, la finalità che la parte intende perseguire col provvedimento chiesto in concreto (cfr., ad es., tra le tante, Cass. Civ. 10.2.2010 n. 3012; Cass. Civ. 13.9.2006 n. 19670; Cass. Civ. 4.8.2006 n. 17760; Cass. Civ. 20.10.2005 n. 20322; Cass. Civ. 28.7.2005 n. 15802; Cass. Civ. 15.12.2003 n. 19188; Cass. Civ. 16.7.2002 n. 10314);

va rilevato che il giudice non può valutare la genericità d'una prova esaminando soltanto i capitoli formulati, dovendo invece esaminare tutte le circostanze di fatto comunque esposte nell'atto; infatti la giurisprudenza di questa Corte è nel senso della non necessità, nel rito speciale, d'una istanza di prova necessariamente dedotta in capitoli separati (cfr. Cass. Civ. n. 19915/2016; Cass. Civ. n. 6214/2003);

 

Cass. civ., Sez. lavoro, Sent., (data ud. 29/04/2014) 30/05/2014, n. 12210

Sicchè tale contemperamento si declina, in riferimento all'ipotesi in esame, nel principio consolidato esattamente applicato dal giudice di merito e qui ribadito, secondo cui: nel rito del lavoro, qualora la parte abbia, con l'atto introduttivo del giudizio, proposto capitoli di prova testimoniale, specificamente indicando di volersi avvalere del relativo mezzo in ordine alle circostanze di fatto ivi allegate, ma omettendo l'enunciazione delle generalità delle persone da interrogare, tale omissione non determina decadenza dalla relativa istanza istruttoria, ma una mera irregolarità, che abilita il giudice all'esercizio del potere - dovere previsto dall'art. 421 c.p.c., comma 1, avente ad oggetto l'indicazione alla parte istante della riscontrata irregolarità e l'assegnazione di un termine perentorio per porvi rimedio, formulando o integrando le indicazioni relative alle persone da interrogare o ai fatti sui quali debbono essere interrogate

 

Cass. 01/12/2021, n. 37773

Nel rito del lavoro, qualora la parte abbia, con l'atto introduttivo del giudizio, proposto capitoli di prova testimoniale, specificamente indicando di volersi avvalere del relativo mezzo in ordine alle circostanze di fatto ivi allegate, ma omettendo l'enunciazione delle generalità delle persone da interrogare, tale omissione non determina decadenza dalla relativa istanza istruttoria, ma concreta una mera irregolarità, che abilita il giudice all'esercizio del potere-dovere di cui all'art. 421, comma primo, cod. proc. civ., avente ad oggetto l'indicazione alla parte istante della riscontrata irregolarità e l'assegnazione di un termine perentorio per porvi rimedio, formulando o integrando le indicazioni relative alle persone da interrogare o ai fatti sui quali debbono essere interrogate; l'inosservanza di detto termine produce la decadenza dalla prova, rilevabile anche d'ufficio e non sanabile nemmeno sull'accordo delle parti

 

mercoledì 10 giugno 2026

 Nel giudizio di opposizione ex art. 445 bis comma 6 cpc come sono regolate le spese legali?


Cass. 08/06/2026, n. 18382


Nel giudizio di opposizione ex art. 445-bis, comma 6, c.p.c. avverso le risultanze dell'accertamento tecnico preventivo in materia previdenziale/assistenziale, la soccombenza, ai fini della regolazione delle spese,   va valutata con riferimento al complesso dell'attività processuale svolta – comprensiva   tanto della fase di istruzione preventiva quanto di quella contenziosa di merito –   potendo la complessità dell'accertamento sanitario, desunta anche dalla necessità   di disporre una nuova consulenza tecnica d'ufficio, integrare giusto motivo di compensazione, anche parziale, delle spese di lite.

martedì 9 giugno 2026

 In tema di responsabilità da esposizione da amianto quando risponde il committente?


Cass. 04/06/2026, n. 17895


In tema di responsabilità da esposizione ad amianto nei cantieri/navali militari,   l’affidamento in appalto di lavori su beni (navi, strutture a terra) che restano nella  disponibilità dell’Amministrazione non esclude la custodia del committente, costituendo  l’appalto mera modalità di esercizio della stessa; ne consegue che il Ministero committente   risponde ex art. 2051 c.c. dei danni cagionati dalle polveri di amianto quali componenti della cosa oggetto dell’appalto, salvo prova del caso fortuito.

lunedì 8 giugno 2026

 Quando opera l'azzeramento delle aliquote contributive per i lavoratori svantaggiati che operano a favore delle cooperative socoali?


Cass. 03/06/2026, n. 17615


In tema di esonero contributivo ex art. 4, commi 3 e 3‑bis, L. 8 novembre 1991, n. 381, la cooperativa sociale che intende fruire dell'azzeramento delle aliquote è gravata dell'onere di provare non solo la riconducibilità del lavoratore alle categorie di    ‘persone svantaggiate' indicate dalla legge, ma anche l'attualità, nel periodo di   fruizione del beneficio, della condizione di svantaggio, non essendo sufficiente una    certificazione pubblica meramente risalente nel tempo.

sabato 6 giugno 2026

 Quando su stato di bisogno ai fini della configurabilità del reati ex art  603 bis cp?


Cass. 27/02/2026, n. 20151

Nel delitto di sfruttamento del lavoro previsto dall'art. 603-bis, comma 1, n. 2, cod. pen., lo "stato di bisogno" del lavoratore costituisce elemento costitutivo autonomo rispetto agli indici di sfruttamento elencati al comma 3 e deve    essere accertato in modo concreto e individualizzato per ciascuna persona offesa,   attraverso la dimostrazione di una situazione di grave difficoltà, anche temporanea,    idonea a comprimere la libertà di autodeterminazione e a indurre l'accettazione di  condizioni lavorative particolarmente svantaggiose; è pertanto viziata la motivazione  che desuma tale stato da mere irregolarità retributive o contrattuali, ovvero da considerazioni  generiche e non riferite ai singoli lavoratori

 Quando sussiste il motivi illecito determinante?


Cass. 01/06/2026, n. 17216

È nullo per motivo illecito determinante il licenziamento intimato per ragioni disciplinare    solo apparentemente sussistenti, ove l'addebito risulti: a) privo di prova quanto   al fatto contestato e alla sua riferibilità al lavoratore; b) comunque di minima rilevanza    disciplinare e inidoneo, secondo il parametro dell'id quod plerumque accidit, a  giusta causa o giustificato motivo; c) inserito in un quadro fattuale dal quale   anche in via presuntiva, che il datore di lavoro aveva già maturato, per condotte    del lavoratore pienamente lecite, l'intento di porre fine al rapporto. A tal fine, può legittimamente attribuirsi rilevanza al comportamento di un socio di maggioranz   che, pur privo di rappresentanza legale formale, rivesta un ruolo apicale e di fatto   direttivo nell'organizzazione, qualora la società ne avalli la condotta (ad es. sanzionando il lavoratore per i medesimi fatti), sì da potersi ritenere che la volontà ritorsiva   sia divenuta volontà datoriale.