martedì 3 novembre 2026

 

La reiterazione di comportamenti intimidatori e aggressivi sul luogo di lavoro può integrare il delitto di atti persecutori?


Tribunale Torino sez. uff. indagini prel., 19/10/2026, n. 1363

La fattispecie incriminatrice di cui all'art. 612-bis c.p. trova applicazione anche alle dinamiche relazionali proprie dell'ambiente lavorativo, ove l'autorità connessa alla posizione gerarchica venga strumentalizzata per realizzare una pluralità di comportamenti oppressivi o minacciosi, causalmente riconducibili a uno degli eventi tipici del delitto. La qualificazione penalistica di tali comportamenti postula un'indagine che ne ricostruisca la complessiva portata offensiva, valorizzando la reiterazione degli abusi, il concreto atteggiarsi del rapporto di subordinazione, la vulnerabilità della persona offesa e gli effetti perturbativi determinati sulla sua stabilità emotiva e psicologica

lunedì 2 novembre 2026



È orario di lavoro il tempo di viaggio imposto dal datore verso una diversa sede di attività?

Corte giustizia UE sez. VI, 22/10/2026, n. 420




Ai sensi dell'art. 2, punto 1, direttiva 2003/88/CE, costituisce orario di lavoro il tempo che il lavoratore dedica, anche al di fuori dell'orario abituale, agli spostamenti verso e da un luogo di lavoro diverso da quello fisso o abituale, quando tali spostamenti siano stabiliti dal datore di lavoro e siano necessari per l'esercizio delle attivita' o delle funzioni affidate. A tal fine rileva che il lavoratore sia tenuto a conformarsi alle istruzioni del datore, non possa disporre liberamente del proprio tempo e che il viaggio sia inscindibilmente connesso allo svolgimento della prestazione

sabato 31 ottobre 2026

 A quanto ammonta il limite risarcitorio del licenziamento illegittimo per le aziende con meno di 15 dipendenti assoggettate alla legge 604 del 1966 ?


Corte Costituzionale, 22/10/2026, n. 174

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 limitatamente alle parole «, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro». La disposizione è illegittima nella parte in cui, nel disciplinare le conseguenze del licenziamento illegittimo, perché intimato in mancanza di giusta causa o giustificato motivo, prevede a carico del datore di lavoro - che non raggiunga i requisiti dimensionali previsti dall'art. 18 statuto lavoratori e che non riassuma, entro tre giorni, il lavoratore assunto prima del 7 marzo 2015 - l'obbligo di risarcire il danno con il versamento di «un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto» anziché di «un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto». L'imposizione di un tetto massimo di sei mensilità all'indennità risarcitoria si poneva in contrasto con gli articoli 3, commi primo e secondo, 4, primo comma, 35, primo comma, 41, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'articolo 24 della Carta sociale europea. Una forbice compresa tra 2,5 e sei mensilità comprime, infatti, eccessivamente l'ammontare dell'indennità, impedendo una reale personalizzazione del danno subito dal lavoratore, specie in presenza di licenziamenti viziati dalle più gravi forme di illegittimità.

mercoledì 28 ottobre 2026

 

La Naspi spetta anche im caso di trasferimento?


Tribunale Torino sez. lav., 17/07/2026, n. 3773

In tema di NASpI, il riconoscimento della prestazione in favore del lavoratore dimissionario presuppone che le dimissioni siano state rassegnate per giusta causa, ai sensi dell’art. 3, comma 2, D.lgs. 22/2015, e che la stessa sia riconducibile a circostanze imputabili al datore di lavoro, integranti un grave inadempimento ovvero una condotta datoriale idonea a rendere intollerabile la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro. Ne consegue che la sola notevole distanza derivante dal trasferimento della sede di lavoro non è, di per sé, sufficiente a configurare la giusta causa delle dimissioni e, conseguentemente, lo stato di disoccupazione involontaria richiesto per il riconoscimento della prestazione NASpI

martedì 27 ottobre 2026

 E'ammissibile il patto di prova nel contratto di agenzia?


Corte giustizia UE sez. IV, 19/04/2018, n. 645

Il patto di prova può essere legittimamente previsto nel contratto di agenzia, ma ciò non esclude il diritto dell'agente all'indennità di cessazione secondo l'articolo 1751 del codice civile, ove ne sussistano i presupposti. Questo è in sintesi quanto deciso dalla Corte di giustizia dell'Unione europea che, investita della questione in via pregiudiziale dai giudici francesi, fornisce la corretta interpretazione dell'articolo 17 della direttiva 86/653/Cee relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali.

lunedì 26 ottobre 2026

 Come si configura il lavoro a domicilio?


Cassazione civile sez. lav., 5/04/2011, n. 7747


Nel giudizio di accertamento negativo dell'obbligo contributivo e con riguardo alla qualificazione del lavoro a domicilio come autonomo o subordinato, è onere del contribuente provare la sussistenza degli elementi che escludono la sussistenza del vincolo della subordinazione, quali la possibilità attribuita al lavoratore di accettare o rifiutare le singole commesse, la pattuizione di un prezzo con il committente di volta in volta, la piena discrezionalità in ordine ai tempi di consegna del lavoro stesso, non potendo certo richiedersi una prova negativa al riguardo da parte dell'istituto di previdenza, una volta accertata la presenza di elementi che connotano in termini di subordinazione il rapporto, con particolare riferimento all'inesistenza di una microunità imprenditoriale, idonea a configurare un'autonomia organizzativa del lavoratore

sabato 24 ottobre 2026

 L'accesso al fondo di garanzia richiede l'ammissione al passivo?


Cassazione civile sez. lav., 2/04/2026, n. 8275


In caso d'insolvenza del datore di lavoro, il diritto del lavoratore di ottenere la corresponsione del TFR a carico del Fondo di garanzia costituito presso l'INPS, ex art. 2 della l. n. 297 del 1982, è subordinato al presupposto necessario dell'accertamento del credito, in esito all'ammissione allo stato passivo ovvero consacrato in un titolo esecutivo, preesistente rispetto alla presentazione dell'istanza d'intervento del Fondo e conseguito nei confronti del legittimo contraddittore, ossia il datore di lavoro insolvente, e non, incidenter tantum, nei confronti dell'Istituto, il quale, essendo terzo rispetto al rapporto di lavoro, è carente di ogni legittimazione a contestare le pretese ad esso inerenti, quali l'esistenza e l'entità dei crediti. (Nella specie, la S.C. ha escluso la ricorrenza di un titolo esecutivo preesistente alla domanda, essendo inidoneo a tal fine sia il decreto ingiuntivo emesso dopo la cancellazione della società datrice di lavoro dal registro delle imprese che l'accertamento incidentale del credito compiuto dal giudice fallimentare in difetto di rituale provvedimento di ammissione al passivo).