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martedì 9 gennaio 2018

Secondo il  diritto comunitario quale protezione occorre adottare per i lavori notturni?

In base all'art. 12 della direttiva 88 del 2003:

Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché:

a) i lavoratori notturni e i lavoratori a turni beneficino di un livello di protezione in materia di sicurezza e di salute adattato alla natura del loro lavoro;

b) i servizi o mezzi appropriati di protezione e prevenzione in materia di sicurezza e di salute dei lavoratori notturni e dei lavoratori a turni siano equivalenti a quelli applicabili agli altri lavoratori e siano disponibili in qualsiasi momento.

lunedì 8 gennaio 2018

Secondo il diritto comunitario come deve tutelata la salute nel lavoro notturno?

In forza dell'art. 9 della direttiva 88 del 2003:

1. Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché:

a) i lavoratori notturni beneficino di una valutazione gratuita del loro stato di salute, prima della loro assegnazione e, in seguito, ad intervalli regolari;

b) i lavoratori notturni che hanno problemi di salute aventi un nesso riconosciuto con la loro prestazione di lavoro notturno vengano trasferiti, quando possibile, ad un lavoro diurno per cui essi siano idonei.

2. Nella valutazione gratuita dello stato di salute di cui al paragrafo 1, lettera a), deve essere rispettato il segreto medico.

3. La valutazione gratuita dello stato di salute di cui al paragrafo 1, lettera a), può rientrare in un sistema sanitario nazionale.

giovedì 4 gennaio 2018

Secondo il diritto comunitario come deve essere regolamentato il lavoro notturno?

In base all'art. 8 della direttiva 88 del 2003:

Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché:

a) l'orario di lavoro normale dei lavoratori notturni non superi le 8 ore in media per periodo di 24 ore;

b) i lavoratori notturni il cui lavoro comporta rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o mentali non lavorino più di 8 ore nel corso di un periodo di 24 ore durante il quale effettuano un lavoro notturno.

Ai fini della lettera b), il lavoro comportante rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o mentali è definito dalle legislazioni e/o prassi nazionali o da contratti collettivi o accordi conclusi fra le parti sociali, tenuto conto degli effetti e dei rischi inerenti al lavoro notturno.

sabato 18 giugno 2016

Che cosa comporta la violazione dei limiti del lavoro notturno?

In base all’art. 13 del Dlgs 66 del 2003 “L'orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le otto ore in media nelle ventiquattro ore, salva l'individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il suddetto limite.
E' affidata alla contrattazione collettiva l'eventuale definizione delle riduzioni dell'orario di lavoro o dei trattamenti economici indennitari nei confronti dei lavoratori notturni. Sono fatte salve le disposizoni della contrattazione collettiva in materia di trattamenti economici e riduzioni di orario per i lavoratori notturni anche se non concesse a titolo specifico
Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali ovvero, per i pubblici dipendenti, con decreto del Ministro per la funzione pubblica, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previa consultazione delle organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative e delle organizzazioni nazionali dei datori di lavoro, viene stabilito un elenco delle lavorazioni che comportano rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o mentali, il cui limite è di otto ore nel corso di ogni periodo di ventiquattro ore”.


In base all’art. 18 bis comma 7: “la violazione delle disposizioni previste dall'art. 1 3 commi 1 e 3, è soggetta alla sanzione amministrativa da 51 euro a 154 euro, per ogni giorno e per ogni lavoratore adibito al lavoro notturno oltre i limiti previsti.

mercoledì 9 dicembre 2015

Quando è vietato il lavoro notturno in caso di maternità o disabilità?

In base all’art. 53 del Dlgs 2001 n. 151 “1. E' vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore  6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di  un anno di età del bambino.
  2. Non sono obbligati a prestare lavoro notturno:  
    a) la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
    b) la lavoratrice  o  il  lavoratore  che  sia  l'unico  genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni;
    b-bis) la  lavoratrice  madre  adottiva  o  affidataria  di  un minore, nei primi tre anni dall'ingresso del minore  in  famiglia,  e comunque non oltre il dodicesimo anno di età o,  in  alternativa  ed alle stesse condizioni, il lavoratore padre  adottivo  o  affidatario convivente con la stessa.
  3. Ai sensi dell'articolo 5, comma 2, lettera  c),  della  legge  9 dicembre 1977, n. 903, non sono altresì obbligati a prestare  lavoro notturno la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della legge 5 febbraio  1992,  n.  104,  e successive modificazioni”.