giovedì 21 gennaio 2021

 In cosa consiste il danno da demansionamento?

Cass. 18/01/2021, n. 703

In tema di risarcimento del danno da demansionamento, il danno esistenziale, da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare areddittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno, va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento, assumendo, peraltro, precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti (caratteristiche, durata, gravità, conoscibilità all'interno ed all'esterno del luogo di lavoro dell'operata dequalificazione, frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative di progressione professionale, eventuali reazioni poste in essere nei confronti del datore comprovanti l'avvenuta lesione dell'interesse relazionale, effetti negativi dispiegati nelle abitudini di vita del soggetto), il cui artificioso isolamento si risolverebbe in una lacuna del procedimento logico, si possa, attraverso un prudente apprezzamento, coerentemente risalire al fatto ignoto, ossia all'esistenza del danno, facendo ricorso, ai sensi dell'art. 115 c.p.c., a quelle nozioni generali derivanti dall'esperienza, delle quali ci si serve nel ragionamento presuntivo e nella valutazione delle prove.

mercoledì 20 gennaio 2021

Il rinvio di ufficio della prima udienza determina uno spostamento dei termini di costituzione del convenuto? 




Corte d'Appello Lecce Sez. lavoro, 08/02/2016

Nelle controversie assoggettate al rito del lavoro, al fine di verificare il rispetto dei termini fissati con riferimento all'udienza ex art. 416 c.p.c. per la costituzione del convenuto in primo grado e dall'art. 436 c.p.c. per la costituzione dell'appellato, non si deve aver riguardo a quella originariamente stabilita dal provvedimento del giudice, ma a quella eventualmente fissata in dipendenza del sopravvenuto rinvio d'ufficio della stessa, a modifica del precedente decreto di fissazione, ed effettivamente tenuta in sostituzione della prima.

martedì 19 gennaio 2021

 Quando il licenziamento del lavoratore può costituire condotta antisindacale?



Tribunale Civitavecchia Sez. lavoro, 23/09/2020

In tema di condotta antisindacale, affinché la condotta datoriale possa dirsi anche solo potenzialmente lesiva degli interessi del sindacato, il licenziamento del lavoratore non deve essere semplicemente ingiustificato, ma deve potersi dire causalmente connesso con la sua posizione di rappresentante sindacale, e perciò idoneo a depotenziare gli strumenti di confronto tra le parti sociali in correlazione con l'attività sindacale dallo stesso posta in essere. L'antisindacalità della condotta non può dunque solamente derivare dalla carica di R.S.A. ricoperta dal lavoratore licenziato: devono emergere elementi da cui evincersi, anche per via deduttiva, che il lavoratore è stato licenziato in ragione della sua carica, e che ciò sia potenzialmente idoneo ad alterare il genuino confronto tra azienda e sindacati. Ove così non fosse si giungerebbe ad affermare che ogni licenziamento di R.S.A. – o di qualsiasi altro esponente sindacale, e financo di lavoratore che abbia svolto attività sindacale di qualunque genere – rappresenti condotta antisindacale tutte le volte in cui sia ingiustificato. È pertanto onere dell'organizzazione che denunci il licenziamento dell'RSA come antisindacale dimostrare che esso sia stato intimato in ragione della carica ricoperta dal lavoratore. (Nel caso di specie, il giudice adito ha respinto il ricorso non essendo emersi elementi sufficienti – neppure a livello indiziario – volti a dimostrare che la lavoratrice licenziata per giustificato motivo oggettivo (esperita la procedura ex art. 7 della legge n. 604/1966) in considerazione della pacifica chiusura del punto vendita al quale era addetta, fosse stata estromessa dal datore di lavoro in ragione della carica sindacale di R.S.A. dalla stessa ricoperta.)

lunedì 18 gennaio 2021

Quando spetta l'indennità supplementare al trattamento di fine rapporto per i dirigenti prevista dall'accordo interconfederale del 27 aprile 1995





Cass. 22-12-2020, n. 29321

Reputa il Collegio si debba dare continuità alla giurisprudenza della Corte, secondo cui l'indennità supplementare al trattamento di fine rapporto prevista per i dirigenti di azienda dall'accordo interconfederale del 27 aprile 1995 deve essere riconosciuta al dipendente nel caso in cui il licenziamento sia obiettivamente causato da ristrutturazione, riorganizzazione, riconversione o crisi aziendale, non essendo necessario che ad esso consegua una effettiva cesura del rapporto di lavoro e che il dipendente versi, pertanto, in stato di disoccupazione (Cass. 30 settembre 2019, n. 24355, con cui è stata cassata la pronuncia di merito che aveva negato l'emolumento in presenza di un licenziamento intimato da Alitalia Servizi s.p.a., posta in amministrazione straordinaria, seguito da riassunzione ad opera del cessionario, quale speciale modalità di trasferimento del lavoratore D.L. n. 347 del 2003, ex art. 5, comma 2 ter; in senso conforme, più di recente: Cass. 12 febbraio 2020, n. 3442, non massimata).

sabato 16 gennaio 2021

In cosa consiste il minimale contributivo?


Cass. 13/01/2021, n. 442

L'importo della retribuzione da assumere come base di calcolo dei contributi previdenziali non può essere inferiore all'importo del cd. "minimale contributivo", ossia all'importo di quella retribuzione che ai lavoratori di un determinato settore dovrebbe essere corrisposta in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative su base nazionale.

giovedì 14 gennaio 2021

 Quando è risarcibile la mancata fornitura del vestiario da parte  del datore di lavoro?



Cass. Ord., 11/01/2021, n. 183

In tema di obblighi del datore di lavoro, la mancata fornitura della massa vestiaria costituisce un inadempimento contrattuale che legittima l'azione risarcitoria, ma a condizione che il lavoratore alleghi e dimostri di avere subito un pregiudizio economico, qual è l'usura di abiti propri, o di avere dovuto sopportare un costo per l'acquisto dei beni non forniti dal datore.

mercoledì 13 gennaio 2021

Come è attribuita la funzione di coordinamento nell'ambito della sanità pubblica? 


Cass. 11/01/2021, n. 187

In tema di conferimento di incarichi di coordinamento nell'ambito della sanità pubblica, l'attività di coordinamento è funzione autonoma e distinta dalle altre che connotano la categoria di appartenenza; pertanto, la corrispondente attribuzione può derivare esclusivamente da specifici provvedimenti istitutivi e determinativi dei criteri di assegnazione e, poi, con l'osservanza dei requisiti formalizzati dall'art. 6, L. n. 43/2006 e richiamati dall'art. 4 del CCNL 10.04.2008.