sabato 30 marzo 2019

L'indennità riconosciuta in caso d accertamento nullità del termine quale danno copre?


Cass. 26/03/2019, n. 8385
L'art. 32 della legge n. 183 del 2010 non si limita a forfetizzare il risarcimento del danno dovuto al lavoratore illegittimamente assunto a termine, ma, innanzitutto, assicura a quest'ultimo l'instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato; il danno forfetizzato dall'indennità prevista dalla norma copre soltanto il periodo cd. intermedio, quello che corre dalla scadenza del termine fino alla sentenza che accerta la nullità di esso e dichiara la conversione del rapporto. Ne deriva che, a partire da tale sentenza, è da ritenere che il datore di lavoro sia indefettibilmente obbligato a riammettere in servizio il lavoratore e a corrispondergli, in ogni caso, le retribuzioni dovute, anche in ipotesi di mancata riammissione effettiva. Anche a seguito della norma di interpretazione autentica di cui all'art. 1, comma 13, legge n. 92 del 2012 dell'art. 32, della legge n. 183 del 2010, la sentenza che accerta la nullità della clausola appositiva del termine ed ordina la ricostituzione del rapporto illegittimamente interrotto, cui è connesso l'obbligo del datore di riammettere in servizio il lavoratore, è di natura dichiarativa e non costitutiva. La conversione in rapporto di lavoro a tempo indeterminato opera, pertanto, con effetto ex tunc dall'illegittima stipulazione del contratto a termine, mentre l'indennità di cui all'art. 32, ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprese le conseguenze retributive e contributive relative al periodo compreso fra la scadenza del termine e la pronuncia del provvedimento con il quale il giudice abbia ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro.

giovedì 28 marzo 2019

Qual'è il termine di prescrizione dell'indennità di trasferimento per i dipendenti dalle Forze armate?



Cons. Stato Sez. IV, 04/03/2019, n. 1470

Poiché l'indennità di trasferimento non ha carattere sinallagmatico della prestazione di lavoro, ma riveste la funzione di mitigare i disagi, anche economici, connessi al mutamento della sede, disposto d'autorità e, dunque, il relativo diritto è soggetto al termine ordinario di prescrizione.

mercoledì 27 marzo 2019

Che natura ha la responsabilità ex art. 2087 cc?

Cass. 22/03/2019, n. 8208

La violazione dell'art. 2087 c.c. non prefigura una ipotesi di responsabilità oggettiva del datore di lavoro, giacché detta responsabilità, di natura contrattuale, va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento. Di talché va esente da censure la pronuncia giudiziale che, in relazione all'infortunio occorso al dipendente caduto rovinosamente a terra durante l'espletamento delle mansioni di portalettere, mentre era alla guida di un motociclo di dotazione aziendale, viaggiando su strada sconnessa e priva di asfalto, abbia fondato la responsabilità della società datrice di lavoro sul non avere dotato il dipendente di un mezzo adeguato in relazione alle particolari caratteristiche delle sedi stradali da percorrere nell'espletamento della prestazione lavorativa, ciò escludendo in radice la configurabilità dell'ipotesi di responsabilità oggettiva.

martedì 26 marzo 2019

Entro quando bisogna presentare il ricorso in caso di esito negativo del tentativo facoltativo di conciliazione?

Cass. 21/03/2019, n. 8026

In tema di impugnativa del licenziamento individuale ai sensi dell'art. 6 della legge n. 604 del 1996, ove alla richiesta, effettuata dal lavoratore, di tentativo di conciliazione o arbitrato nel temine di 180 giorni dall'impugnazione stragiudiziale, consegua il mancato accordo necessario al relativo espletamento, in quanto la controparte non deposita presso la commissione di conciliazione, entro 20 giorni dal ricevimento della copia richiesta, la memoria prevista dall'art. 410, comma 7, c.p.c., dallo scadere di detto termine di 20 giorni, decorre l'ulteriore termine di 50 giorni entro il quale il lavoratore medesimo è tenuto a presentare, ai sensi dell'ultima parte del comma 2 anzidetto, il ricorso al giudice a pena di decadenza.

lunedì 25 marzo 2019

Quando interviene il rischio elettivo nell'infortunio?

Cass. 19/03/2019, n. 7649


In tema di infortuni sul lavoro, nella nozione di "occasione di lavoro" rientrano tutti i fatti, anche straordinari ed imprevedibili, inerenti all'ambiente, alle macchine, alle persone, al comportamento dello stesso lavoratore, purché attinenti alle condizioni di svolgimento della prestazione, ivi compresi gli spostamenti spaziali funzionali allo svolgimento della prestazione, con l'unico limite del rischio elettivo. II concetto di rischio elettivo che delimita l'ambito della tutela assicurativa è riferito poi al comportamento del lavoratore e risulta inteso come tutto ciò che sia estraneo e non attinente all’attività lavorativa e dovuto ad una scelta arbitraria di questi, nel senso che esso sia la conseguenza di un rischio collegato ad un comportamento volontario, volto a soddisfare esigenze meramente personali e, comunque, indipendente dall'attività lavorativa cioè di rischio generato da un'attività che non abbia rapporti con lo svolgimento dell'attività lavorativa o che esorbiti in modo irrazionale dai limiti di essa.

venerdì 22 marzo 2019

Quali elementi contraddistinguono il c.d. mobbing?

T.A.R. Lazio Roma Sez. I bis, 18/03/2019, n. 3587

Affinchè possa configurarsi la fattispecie del mobbing devono ricorrere una pluralità di elementi costitutivi, ovverosia: a) una serie di comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente che, con intento vessatorio, siano posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi; b) l'evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente; c) il nesso eziologico tra le descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psico-fisica e/o nella propria dignità; d) l'elemento soggettivo, cioè l'intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi. 
La sussistenza di condotte mobbizzanti deve essere qualificata dall'accertamento di precipue finalità persecutorie o discriminatorie, poiché proprio l'elemento soggettivo finalistico consente di cogliere in uno o più provvedimenti e comportamenti, o anche in una sequenza frammista di provvedimenti e comportamenti, quel disegno unitario teso alla dequalificazione, svalutazione od emarginazione del lavoratore pubblico dal contesto organizzativo nel quale è inserito che è imprescindibile ai fini dell'enucleazione del mobbing. Conseguentemente, un singolo atto illegittimo o anche più atti illegittimi di gestione del rapporto in danno del lavoratore, non sono, di per sé soli, sintomatici della presenza di un comportamento mobbizzante. Nei casi di asserito mobbing, il giudice deve, poi, considerare le peculiarità dell'ambiente di lavoro e, nel caso di specie, la realtà particolare delle Amministrazioni militari o gerarchicamente organizzate. 
La configurabilità del mobbing presuppone l'esistenza di plurimi elementi, la cui prova compete al prestatore di lavoro, di natura sia oggettiva che soggettiva e, fra questi, l'emergere di un intento di persecuzione, che non solo deve assistere le singole condotte poste in essere in pregiudizio del dipendente, ma anche comprenderle in un disegno comune e unitario, quale tratto che qualifica la peculiarità del fenomeno sociale e giustifica la tutela della vittima.

giovedì 21 marzo 2019

L'indennità sostitutiva del riposo settimanale e quella per ferie non godute sono soggette a tassazione?

Cass. civ. Sez. VI - 5 Ord., 25/02/2019, n. 5482

L'indennità sostitutiva del riposo settimanale, così come pure l'indennità per ferie non godute, è soggetta a tassazione, a norma degli artt. 49 e 51 del T.U.I.R., perché ha carattere retributivo, stante il rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo che, invece, avrebbe dovuto essere dedicato al riposo. Alla stessa conclusione si giunge laddove si attribuisse a tale indennità natura risarcitoria, costituendo la stessa comunque un'attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro e non essendo ricompresa nell'elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla contribuzione.