mercoledì 22 gennaio 2025

 L'abbandono del posto di lavori del custo pù determinare il licenziamento?


Cass. 20/01/2025, n. 1321


In tema di licenziamento per giusta causa, l'abbandono del posto di lavoro da parte di un dipendente cui siano affidate mansioni di custodia o sorveglianza di beni pubblici costituisce di per sé mancanza di rilevante gravità, idonea a fare irrimediabilmente venire meno l'elemento fiduciario nel rapporto di lavoro, indipendentemente dalla durata dell'assenza e dall'effettiva produzione di un danno. La distinzione tra abbandono del posto di lavoro e mero allontanamento va effettuata valutando in concreto l'intensità dell'inadempimento, la sua incidenza sul servizio e la semplice coscienza e volontà dell'assenza

martedì 21 gennaio 2025

 Per l'ammissione al passivo come provare la quantificazione del credito?


Cass. pen., Sez. V, Sentenza, 27/11/2024, n. 2147


In sede di verifica dello stato passivo, la busta paga e il modello CUD, muniti dei requisiti previsti dalla legge, rappresentano documenti sufficienti a provare l'esistenza e la quantificazione del credito vantato dal lavoratore. Tale principio, consolidato per le procedure fallimentari, trova applicazione anche nei giudizi di verifica ai sensi del D.Lgs. n. 159 del 2011, a meno che non sia dimostrata l'irregolare tenuta del libro unico del lavoro.

lunedì 20 gennaio 2025

 Come può essere domostrato il pagamento delle retribuzioni?


Corte d'Appello Cagliari, Sez. I, Sentenza, 11/06/2024, n. 733


Il fatto del pagamento delle retribuzioni può essere pienamente dimostrato dal LUL (Libro Unico del Lavoro) che riproduce, lavoratore per lavoratore e mese per mese, l'andamento del rapporto di lavoro, ivi comprese le annotazioni delle somme di denaro corrisposte o gestite dal datore di lavoro.

venerdì 17 gennaio 2025

 Nel lavoro domestico è preclusa la possibilità di istituire un sostema di controllo dell'orario di lavoro?


Corte giustizia Unione Europea, Sez. VII, 19/12/2024, n. 531/23

Gli articoli 3, 5 e 6 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, letti alla luce dell'articolo 31, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, devono essere interpretati nel senso che essi ostano a una normativa nazionale nonché alla sua interpretazione da parte dei giudici nazionali o a una prassi amministrativa fondata su una siffatta normativa, in forza delle quali i datori di lavoro domestico sono esentati dall'obbligo di istituire un sistema che consenta di misurare la durata dell'orario di lavoro svolto dai collaboratori domestici, privando pertanto questi ultimi della possibilità di determinare in modo obiettivo e affidabile il numero di ore di lavoro effettuate e la loro ripartizione nel tempo.

giovedì 16 gennaio 2025

 Entro che limiti opera il diritto do audizione del lavoratore?


Cass. 09/01/2025, n. 458


Il diritto del lavoratore ad essere sentito nell'ambito di una procedura disciplinare deve essere esercitato in modo concreto. La richiesta di differimento dell'audizione non può basarsi su un'impossibilità generica ma deve rispondere a specifiche esigenze difensive non altrimenti tutelabili, pena la valutazione negativa dell'utilizzo di tale diritto in buona fede

 Come devono essere disposti i controlli difensivi?


Cass. 13/01/2025, n. 807


I controlli difensivi posti in essere dal datore di lavoro, anche in forma tecnologica, devono essere finalizzati alla tutela di beni estranei al rapporto di lavoro o all'evitare comportamenti illeciti e possono essere effettuati solo in presenza di un fondato sospetto circa la commissione di un illecito. Tali controlli devono riguardare dati acquisiti successivamente all'insorgere del sospetto e devono garantire un bilanciamento corretto tra le esigenze di protezione di interessi e beni aziendali e le tutele della dignità e della riservatezza del lavoratore. L'uso di dati acquisiti in epoca precedente rispetto al sospetto è illegittimo e comporta l'invalidità del procedimento disciplinare.


martedì 14 gennaio 2025

Quando decorre la prescrizione ddi contributu relativi ad un rapporto a termine poi convertito a tempo determinato?


Cass. 09/01/2025, n. 453


In caso di mancato versamento dei contributi previdenziali relativi a un rapporto di lavoro convertito a tempo indeterminato, il termine di prescrizione per il diritto dell'INPS ai contributi decorre dalla scadenza del termine nullo contrattualmente previsto, senza attendere il passaggio in giudicato della sentenza che ha dichiarato la nullità del termine. Questa prescrizione quinquennale vale sia per il diritto dell'INPS sia per il diritto del lavoratore alla regolarizzazione contributiva (art. 2948 c.c., art. 2935 c.c.).