sabato 10 giugno 2023

 In caso di fallimento chi ha legittimazione a richiedere le quote di previdenza complementare non versate?



Cass. 07/06/2023, n. 16116

In tema di previdenza complementare, il generico riferimento, contenuto nell'art. 8, comma 1, del D.Lgs. n. 252 del 2005, al "conferimento" del TFR maturando alle forme pensionistiche complementari, lascia aperta la possibilità che le parti, nell'esplicazione dell'autonomia negoziale loro riconosciuta dall'ordinamento, pongano in essere non già una delegazione di pagamento (art. 1268 cod. civ.) bensì una cessione di credito futuro (art. 1260 cod. civ.). In caso di fallimento del datore di lavoro, la legittimazione ad insinuarsi al passivo per le quote di TFR maturate e accantonate ma non versate al Fondo di previdenza complementare spetta, di regola, al lavoratore, stante lo scioglimento del rapporto di mandato in cui si estrinseca la delegazione di pagamento al datore di lavoro, salvo che dall'istruttoria emerga che vi sia stata una cessione del credito in favore del Fondo predetto, cui in quel caso spetta la legittimazione attiva ai sensi dell'art. 93 L. Fall.

giovedì 8 giugno 2023

 Quando è compatibile l'iscrizione ad una cassa professionale con lo svolgimento di una prestazione subordinata?


Cass. 06/06/2023, n. 15840

In materia di previdenza dei professionisti, dall'obbligo di iscrizione alla Cassa ordinistica deriva l'applicazione delle norme regolamentari della stessa, che stabiliscono le condizioni per le quali è possibile derogare alla presunzione di attività professionale da parte degli iscritti all'albo. L'esistenza di altra attività esclusiva, con obbligo contributivo generale, può incidere sugli obblighi contributivi alla Cassa, invero, solo nei limiti delle condizioni fissate dalla Cassa. Ove, dunque, sia previsto l'obbligo di presentare l'autocertificazione recante dichiarazione dell'iscritto di non esercitare attività professionale senza vincolo di subordinazione, in forma autonoma, societaria o associata, anche in via occasionale e di non essere titolare di partita IVA, l'iscrizione di coloro che siano dipendenti presso terzi può essere esclusa in presenza di inquadramento nel ruolo professionale previsto dal CCNL, sempre che l'attività - svolta nel solo ed esclusivo interesse del datore di lavoro - rientri nelle mansioni proprie del ruolo contrattuale, ovvero nella sussistenza di dichiarazione datoriale che attesti che il dipendente non svolga attività tecnico professionale riconducibile a quella degli iscritti alla Cassa di riferimento. La prova delle condizioni previste per l'esclusione deve essere fornita con le modalità stabilite dalla regolamentazione della Cassa, in quanto solo in tal modo quest'ultima può attivare i controlli necessari, in concreto, per verificare l'effettività della situazione dichiarata dal professionista

mercoledì 7 giugno 2023

 Come deve essere adempiuto l'ordine di riammissione in giudizio?


Cass. 05/06/2023, n. 15676

L'ottemperanza del datore di lavoro all'ordine giudiziale di riammissione in servizio implica il ripristino della posizione di lavoro del dipendente, il cui reinserimento nell'attività lavorativa deve quindi avvenire nel luogo precedente e nelle mansioni originarie, altrimenti configurandosi (salvo sufficienti ragioni tecniche, organizzative e produttive) una condotta datoriale illecita, che giustifica la mancata ottemperanza a tale provvedimento da parte del lavoratore, sia in attuazione di un'eccezione di inadempimento ai sensi dell'art. 1460 c.c., sia sulla base del rilievo che gli atti nulli non producono effetti.

martedì 6 giugno 2023

 

Quando la condotta del lavoratore esclude la responsabilità del datore nella cassazione dell'infortunio?


Cass. Pen.  22/03/2023, n. 23723

In tema di prevenzione antinfortunistica, perché la condotta colposa del lavoratore possa ritenersi abnorme e idonea ad escludere il nesso di causalità tra la condotta del datore di lavoro e l'evento lesivo, è necessario non tanto che essa sia imprevedibile, quanto, piuttosto, che sia tale da attivare un rischio eccentrico o esorbitante dalla sfera di rischio governata dai soggetto titolare della posizione di garanzia oppure ove sia stata posta in essere del tutto autonomamente e in un ambito estraneo alle mansioni affidategli e, come tale, al di fuori di ogni prevedibilità da parte del datore di lavoro, oppure vi rientri, ma si sia tradotta in qualcosa che, radicalmente quanto ontologicamente, sia lontano dalle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzione del lavoro.

lunedì 5 giugno 2023

 Come deve essere valutata la gravità del licenziamento disciplinare?


Cass. 30/05/2023, n. 15140

In tema di licenziamento disciplinare, il giudizio di valutazione di gravità in concreto e di proporzionalità risulta correttamente effettuato dal giudice di merito che abbia operato il riferimento al contratto collettivo ed alla circostanza della recidiva per la medesima infrazione con sanzione sospensiva in precedenti occasioni e, quindi, non mediante automatismo, ma con motivata sussunzione della fattispecie concreta in quella astratta del contratto collettivo, con valutazione di gravità giustificante la sanzione espulsiva ancorata alla recidiva plurima nell'infrazione, come da scala valoriale recepita dalle parti sociali, e con verifica se il fatto addebitato, oltre ad essere riconducibile alle disposizioni della contrattazione collettiva che consentono l'irrogazione del licenziamento, è suscettibile di far ritenere la prosecuzione del rapporto pregiudizievole per gli scopi aziendali, con particolare riferimento alla diligente attuazione degli obblighi assunti.

venerdì 2 giugno 2023

 Il sistema di rilevazione biometrico di accesso richiede il consenso del lavoratore ai fini della privacy?


Cass. 19/05/2023, n. 13873

All'infuori dei casi in cui vi sia un apposito intervento del Garante per la protezione dei dati personali, è illegittimo, in assenza di uno specifico consenso del lavoratore interessato, l'utilizzo del sistema di rilevazione biometrica per il controllo dell'accesso ai luoghi di lavoro - cosiddetto "lettore Handkey" - basato sulla cattura di informazioni geometriche della mano del dipendente.

 Quali sono I limiti del diritto di critica verso il datore di lavoro?


Tribunale Trieste, Sez. lavoro, 19/05/2023, n. 62

L'art. 1 dello Statuto dei lavoratori, nel riconoscere ai lavoratori, il "diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge", riconosce anche diritto anche di critica nei confronti del datore di lavoro. Trattasi di diritto che trova il suo limite nella continenza formale e sostanziale, dovendo essere esercitato con moderazione di toni e rispetto della verità dei fatti, senza ricorrere all'impiego di termini volgari, infamanti, offensivi e calunniosi