martedì 21 dicembre 2021

 Quali sono i limiti di operatività dell'art. 2113 cc?




Tribunale Avezzano Sez. lavoro, 03/12/2021

In tema di rinunzie e transazioni dei diritti del prestatore di lavoro, il "discrimen" tra il campo di applicazione dell'art. 2113 cod. civ. ed il regime generale di nullità è costituito dalla natura dei relativi diritti: da un lato, i diritti assolutamente indisponibili (primari o strettamente personali), i cui atti dispositivi sono radicalmente nulli e restano fuori dal campo di applicazione dell'art. 2113 cod. civ.; dall'altro lato, i diritti, di natura patrimoniale, che, pur essendo posti da norme inderogabili, non sono assolutamente irrinunziabili e rientrano pertanto nel perimetro applicativo dell'art. 2113 cod. civ. Tale distinzione è alla base del principio secondo cui sono radicalmente nulle ai sensi dell'art. 1418 cod. civ. e, pertanto, sottratte alla disciplina di cui all'art. 2113 cod. civ. (anche per quanto attiene al termine di decadenza ivi previsto), le rinunce e transazioni aventi ad oggetto diritti futuri, mentre l'ambito di operatività dell'art. 2113 cod. civ. riguarda rinunce o transazioni aventi ad oggetto diritti sì indisponibili, ma già entrati nel patrimonio del lavoratore (Nel caso di specie, rigettando il ricorso del lavoratore, il giudice del foro abruzzese, nell'escludere che le rinunce alle pretese retributive contenute nelle due transazioni sottoscritte con il datore di lavoro avessero ad oggetto diritti non ancora acquisiti al patrimonio del ricorrente, ne ha di conseguenza escluso la nullità ex art. 1418 cod. civ., il cui rilievo avrebbe sottratto l'impugnativa degli atti negoziali al termine di decadenza stabilito dall'art. 2113 cod. civ.)

lunedì 20 dicembre 2021

Quando si configura il lavoro domestico?



Corte d'Appello Brescia, Sez. lavoro, 09/12/2021, n. 292

Dal disposto di cui all'art. 1 della legge n. 339 del 1958, si evince che l'elemento tipico del rapporto di lavoro domestico è costituito dalla prestazione lavorativa del dipendente finalizzata al funzionamento della vita familiare del datore di lavoro. In altri termini, perché si possa configurare un rapporto di lavoro domestico sono necessari due requisiti: la prestazione deve essere resa presso il datore di lavoro e deve consistere in mansioni attinenti al funzionamento della vita familiare del datore di lavoro (Nel caso di specie, la corte territoriale ha confermato la sentenza impugnata con la quale il giudice di primo grado aveva respinto il ricorso proposto dall'Associazione appellante, esercente attività di assistenza anziani, avverso il verbale unico di accertamento con cui era stato disposto il disconoscimento dei rapporti di lavoro domestico stipulati tra la predetta Associazione ed il personale occupato, riqualificandoli in rapporti di lavoro dipendente).

sabato 18 dicembre 2021

Il licenziamento disciplinare deve essere contraddistinto dall'immediatezza?


Cass. 10/12/2021, n. 39397

In materia di licenziamento disciplinare, l'immediatezza della contestazione si configura quale elemento costitutivo del diritto di recesso del datore di lavoro, in quanto la non immediatezza della contestazione induce a ritenere che il datore di lavoro abbi soprasseduto al licenziamento ritenendo l'addebito non grave o comunque non meritevole della massima sanzione.

giovedì 16 dicembre 2021

 La mancata indicazione delle generalità  dei testi nel ricorso o nella costituzione determina decadenza dalla prova testimoniale?



Cass. 01/12/2021, n. 37773

Nel rito del lavoro, qualora la parte abbia, con l'atto introduttivo del giudizio, proposto capitoli di prova testimoniale, specificamente indicando di volersi avvalere del relativo mezzo in ordine alle circostanze di fatto ivi allegate, ma omettendo l'enunciazione delle generalità delle persone da interrogare, tale omissione non determina decadenza dalla relativa istanza istruttoria, ma concreta una mera irregolarità, che abilita il giudice all'esercizio del potere-dovere di cui all'art. 421, comma primo, cod. proc. civ., avente ad oggetto l'indicazione alla parte istante della riscontrata irregolarità e l'assegnazione di un termine perentorio per porvi rimedio, formulando o integrando le indicazioni relative alle persone da interrogare o ai fatti sui quali debbono essere interrogate; l'inosservanza di detto termine produce la decadenza dalla prova, rilevabile anche d'ufficio e non sanabile nemmeno sull'accordo delle parti (Nel caso di specie, relativo ad un giudizio avente ad oggetto la domanda del lavoratore volta ad ottenere la corresponsione di somme pretese a titolo di lavoro straordinario, la Suprema Corte ha cassato con rinvio la decisione gravata in quanto la corte territoriale, condividendo l'iter motivazionale del giudice di primo grado, aveva ritenuto inammissibile la prova testimoniale articolata dal lavoratore in quanto carente dell'indicazione dei nominativi dei testi da escutere).

mercoledì 15 dicembre 2021

 Come si determina il nesso di causalità ai fini della copertura Inail?



Cass. 13/12/2021, n. 39751

In materia di infortuni sul lavoro e delle malattie professionali trova diretta applicazione il principio della equivalenza causale di cui all'art. 41 c.p. che è sufficiente a far sorgere la tutela in favore del lavoratore che l'esposizione al rischio sia stata concausa concorrente della malattia, non richiedendosi che essa abbia assunto efficacia causale esclusiva o prevalente

martedì 14 dicembre 2021

 Contro chi può essere esercitata l'azione di regresso dell'Inail?


Cass. 07/12/2021, n. 38882

La speciale azione di regresso spettante all'INAIL, ai sensi del D.P.R. n. 1124 del 1965, artt. 10 ed 11, è esperibile non solo nei confronti del datore di lavoro, ma anche verso tutti i soggetti che, chiamati a collaborare a vario titolo nell'assolvimento dell'obbligo di sicurezza in ragione dell'attività svolta, siano gravati di specifici obblighi di prevenzione a beneficio dei lavoratori assoggettati a rischio. Ne consegue che anche il legale rappresentante della società, in assenza di specifiche deleghe sulla sicurezza, operando quale responsabile dell'organizzazione produttiva all'interno dell'ambiente di lavoro ed ingerendosi in concreto nella stessa, risponde solidalmente con la società stessa in sede di regresso nei confronti dell'INAIL ove si accerti la responsabilità nell'accadimento dell'infortunio (Nel caso di specie, accogliendo il ricorso proposto dall'Istituto previdenziale, la Suprema Corte ha cassato con rinvio la sentenza impugnata avendo la corte territoriale erroneamente escluso la responsabilità del legale rappresentante della società di capitali e datrice di lavoro, nonostante dal rapporto organico dello stesso con la persona giuridica ed in assenza di una valida delega in materia di prevenzione conseguisse la posizione di garanzia nei confronti dei lavoratori; nella circostanza era stata accertata la responsabilità della società, la quale non aveva adottato i sistemi di sicurezza idonei ad evitare il grave infortunio sul lavoro, nonché in via incidentale la responsabilità penale del datore di lavoro per il reato di lesioni colpose aggravate dalla violazione delle norme sulla tutela del lavoro, sicché, non essendo emersa la delega delle funzioni relative alla sicurezza sul lavoro a specifico preposto, a rispondere in via solidale – in via di regresso – erano tenuti tanto la società quanto il legale rappresentante).

lunedì 13 dicembre 2021

Mobbing

 Chi puo' porre in essere atti di mobbing in azienda?



Cass. 17/11/2021, n. 35061

In tema di responsabilità civile del datore di lavoro, la serie di comportamenti di carattere persecutorio e con intento vessatorio integranti il mobbing può pervenire direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi. La circostanza che la condotta di mobbing provenga da un altro dipendente posto in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro ove questi sia rimasto colpevolmente inerte nella rimozione del fatto lesivo.