mercoledì 9 giugno 2021

 Quando sorge il diritto al buono pasto nel pubblico impiego?

Cass 04/06/2021, n. 15629


In tema di pubblico impiego privatizzato, l'attribuzione del buono pasto, in quanto agevolazione di carattere assistenziale che, nell'ambito dell'organizzazione dell'ambiente di lavoro è diretta a conciliare le esigenze del servizio con le esigenze quotidiane del dipendente, al fine di garantirne il benessere fisico necessario per proseguire l'attività lavorativa quando l'orario giornaliero corrisponda a quello contrattualmente previsto per la fruizione del beneficio, è condizionata all'effettuazione della pausa pranzo che, a sua volta, presuppone, come regola generale, solo che il lavoratore, osservando un orario di lavoro giornaliero di almeno sei ore, abbia diritto ad un intervallo non lavorato.

martedì 8 giugno 2021

I precedenti disciplinari del la lavoratore quando vanno indicati nella sanzione? 


Tribunale Taranto Sez. lavoro, 01/06/2021

La preventiva contestazione dell'addebito al lavoratore incolpato deve riguardare, a pena di nullità della sanzione o del licenziamento disciplinare, anche la recidiva, o comunque i precedenti disciplinari che la integrano, ove questa rappresenti elemento costitutivo della mancanza addebitata e non già mero criterio di determinazione della sanzione ad essa proporzionata, rilevando, ai fini della necessaria precisione della contestazione, il riferimento ai precedenti disciplinari già comunicati per iscritto al lavoratore.

lunedì 7 giugno 2021

 Nel pubblico impiego la mancata comunicazione all'interessato degli atti da parte del responsabile della struttura amministrativa ex art. 55 bis comma Dlgs 165 del  2001 che effetti ha sul procedimento disciplinare?


Cass. 03/06/2021, n. 15464

In tema di illeciti disciplinari di maggiore gravità imputabili al pubblico impiegato, la comunicazione all'interessato, della trasmissione degli atti da parte del responsabile della struttura amministrativa, nella quale l'impiegato presta servizio, all'ufficio competente per i procedimenti disciplinari, prevista dall'art. 55-bis, comma 3, del D.Lgs. n. 165 del 2001, ha una funzione meramente informativa, sicché gli effetti dell'eventuale omissione di tale adempimento non si riverberano sul procedimento disciplinare e sul suo svolgimento, che prosegue regolarmente.

sabato 5 giugno 2021

 Come valutare l'incidenza della condotta del lavoratore nella causazione dell'infortunio?



Cass. 01/06/2021, n. 15238

La condotta incauta del lavoratore non comporta un concorso idoneo a ridurre la misura del risarcimento ogni qualvolta la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro sia munita di incidenza esclusiva rispetto alla determinazione dell'evento dannoso; in particolare, tanto avviene quando l'infortunio si sia realizzato per l'osservanza di specifici ordini o disposizioni datoriali che impongano colpevolmente al lavoratore di affrontare il rischio, quando l'infortunio scaturisca dall'integrale impostazione della lavorazione su disposizioni illegali e gravemente contrarie ad ogni regola di prudenza o, infine, quando vi sia inadempimento datoriale rispetto all'adozione di cautele, tipiche o atipiche, concretamente individuabili, nonché esigibili ex ante ed idonee ad impedire, il verificarsi dell'evento nonostante l'imprudenza del lavoratore, che in questa ipotesi degrada a mera occasione dell'infortunio ed è, pertanto, giuridicamente irrilevante.

venerdì 4 giugno 2021

 Cosa determina l'assenza di determinazione dei criteri di scelta nei licenziamenti collettivi


Cass. 24/05/2021, n. 14180

In tema di licenziamenti collettivi, la totale mancanza di indicazione dei criteri di scelta e delle modalità di applicazione di essi non può che risolversi nella illegittimità dei licenziamenti, confluendo in tal caso la violazione formale in una sostanziale, trasformando in sostanza il licenziamento collettivo, soggetto alla rigorosa procedura di controllo prevista dalla legge, in un licenziamento "ad nutum", ove solo resta irrilevante la ragione del recesso, non potendo soggetti destinatari della comunicazione, e neppure il giudice, minimamente valutare la correttezza e legittimità del recesso, anche sotto il profilo discriminatorio, perché la selezione dei lavoratori da licenziare potrebbe essere arbitrariamente effettuata senza il rispetto dei criteri di oggettività e trasparenza.

giovedì 3 giugno 2021

 La cartella di pagamento non opposta  in quanti anni si prescrive?

Cass. 26/05/2021, n. 14690


La scadenza del termine, pacificamente perentorio, per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l'effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la c.d. "conversione" del termine di prescrizione breve in quello ordinario (decennale), ai sensi dell'art. 2953 c.c. Si è ritenuto che tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell'attitudine ad acquistare efficacia di giudicato.

mercoledì 2 giugno 2021

 La domanda amministrativa è condizione di procedibilità del giudizio previdenziale?

Cass. 26/05/2021, n. 14696


La mancanza della preventiva presentazione della domanda amministrativa, nei giudizi di previdenza e assistenza, è sempre rilevabile d'ufficio, a prescindere dal comportamento processuale tenuto dall'ente previdenziale convenuto, trattandosi di condizione di proponibilità della domanda giudiziaria e non già di elemento costitutivo della pretesa azionata in giudizio. La mancanza del previo esperimento del procedimento amministrativo determina l'improponibilità della domanda giudiziaria, salvo l'effetto preclusivo di cui all'art. 324 c.p.c.