sabato 7 novembre 2026

 Il committente risponde dell'indennità sostitutiva delle ferie?


Cassazione civile sez. lav., 2/11/2021, n. 31109


Nella garanzia solidale di cui all'art. 29, comma 2, del d.lgs. n. 276/2003 vanno ricompresi i soli crediti aventi natura strettamente retributiva; ne consegue l'applicazione del regime della solidarietà al credito per TFR e per mensilità aggiuntive, che si pongono in stretta corrispettività con l'espletamento della prestazione lavorativa, e l'esclusione da tale garanzia dell'indennità sostitutiva delle ferie e dei permessi non goduti, i quali hanno natura risarcitoria.

giovedì 5 novembre 2026

 La normativa dei limiti di durata massima settimanale dell'orario di lavoro dei dirigenti del Servizio sanitario viola il diritto comunitario con responsabilità dello stato?


Cassazione civile sez. un., 3/11/2026, n. 28296


La normativa speciale che esclude il personale delle aree dirigenziali del Servizio Sanitario Nazionale dal campo di applicazione della normativa sulla durata massima dell'orario settimanale e del riposo giornaliero non integra una violazione del diritto comunitario idonea a fondare una responsabilità dello Stato italiano, restando invece ferma la eventuale responsabilità del datore di lavoro, secondo le regole interne, per il concreto superamento dei limiti legali o contrattuali dell'orario di lavoro o per la mancata fruizione dei riposi da parte dei dirigenti medici.

mercoledì 4 novembre 2026

 La mancata imougnazione della delubeta di esclusione cosa determina in ordine al licenziamento del socio lavoratore?


Tribunale Cosenza sez. lav., 8/10/2026, n. 1418

Nelle società cooperative, il termine di sessanta giorni per proporre opposizione avverso la deliberazione di esclusione del socio, previsto dall'art. 2533, comma 3, c.c., decorre dalla comunicazione del provvedimento che contenga indicazioni sufficientemente specifiche a rendere conoscibili le ragioni dell'esclusione e a consentire l'esercizio del diritto di difesa, senza che sia necessaria un'enunciazione analitica degli addebiti. La mancata tempestiva impugnazione della deliberazione determina la decadenza dall'azione di opposizione, ma non preclude al socio lavoratore di contestare la legittimità del contestuale licenziamento fondato sulle medesime ragioni inerenti al rapporto di lavoro, restando in tal caso esperibile la tutela risarcitoria, con esclusione di quella restitutoria.

martedì 3 novembre 2026

 

La reiterazione di comportamenti intimidatori e aggressivi sul luogo di lavoro può integrare il delitto di atti persecutori?


Tribunale Torino sez. uff. indagini prel., 19/10/2026, n. 1363

La fattispecie incriminatrice di cui all'art. 612-bis c.p. trova applicazione anche alle dinamiche relazionali proprie dell'ambiente lavorativo, ove l'autorità connessa alla posizione gerarchica venga strumentalizzata per realizzare una pluralità di comportamenti oppressivi o minacciosi, causalmente riconducibili a uno degli eventi tipici del delitto. La qualificazione penalistica di tali comportamenti postula un'indagine che ne ricostruisca la complessiva portata offensiva, valorizzando la reiterazione degli abusi, il concreto atteggiarsi del rapporto di subordinazione, la vulnerabilità della persona offesa e gli effetti perturbativi determinati sulla sua stabilità emotiva e psicologica

lunedì 2 novembre 2026



È orario di lavoro il tempo di viaggio imposto dal datore verso una diversa sede di attività?

Corte giustizia UE sez. VI, 22/10/2026, n. 420




Ai sensi dell'art. 2, punto 1, direttiva 2003/88/CE, costituisce orario di lavoro il tempo che il lavoratore dedica, anche al di fuori dell'orario abituale, agli spostamenti verso e da un luogo di lavoro diverso da quello fisso o abituale, quando tali spostamenti siano stabiliti dal datore di lavoro e siano necessari per l'esercizio delle attivita' o delle funzioni affidate. A tal fine rileva che il lavoratore sia tenuto a conformarsi alle istruzioni del datore, non possa disporre liberamente del proprio tempo e che il viaggio sia inscindibilmente connesso allo svolgimento della prestazione

sabato 31 ottobre 2026

 A quanto ammonta il limite risarcitorio del licenziamento illegittimo per le aziende con meno di 15 dipendenti assoggettate alla legge 604 del 1966 ?


Corte Costituzionale, 22/10/2026, n. 174

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 limitatamente alle parole «, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro». La disposizione è illegittima nella parte in cui, nel disciplinare le conseguenze del licenziamento illegittimo, perché intimato in mancanza di giusta causa o giustificato motivo, prevede a carico del datore di lavoro - che non raggiunga i requisiti dimensionali previsti dall'art. 18 statuto lavoratori e che non riassuma, entro tre giorni, il lavoratore assunto prima del 7 marzo 2015 - l'obbligo di risarcire il danno con il versamento di «un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto» anziché di «un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto». L'imposizione di un tetto massimo di sei mensilità all'indennità risarcitoria si poneva in contrasto con gli articoli 3, commi primo e secondo, 4, primo comma, 35, primo comma, 41, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'articolo 24 della Carta sociale europea. Una forbice compresa tra 2,5 e sei mensilità comprime, infatti, eccessivamente l'ammontare dell'indennità, impedendo una reale personalizzazione del danno subito dal lavoratore, specie in presenza di licenziamenti viziati dalle più gravi forme di illegittimità.

mercoledì 28 ottobre 2026

 

La Naspi spetta anche im caso di trasferimento?


Tribunale Torino sez. lav., 17/07/2026, n. 3773

In tema di NASpI, il riconoscimento della prestazione in favore del lavoratore dimissionario presuppone che le dimissioni siano state rassegnate per giusta causa, ai sensi dell’art. 3, comma 2, D.lgs. 22/2015, e che la stessa sia riconducibile a circostanze imputabili al datore di lavoro, integranti un grave inadempimento ovvero una condotta datoriale idonea a rendere intollerabile la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro. Ne consegue che la sola notevole distanza derivante dal trasferimento della sede di lavoro non è, di per sé, sufficiente a configurare la giusta causa delle dimissioni e, conseguentemente, lo stato di disoccupazione involontaria richiesto per il riconoscimento della prestazione NASpI